Commedia garbata e corretta, meno divertente del primo episodio ma nemmeno troppo. Lo schema è lo stesso: si cambiano scenari (una Milano poco nebbiosa e molto solare), si aggiunge qualche caratterista (la Baldini nei panni della Dodi, Francesco Brandi), si inserisce nel cast Paolo Rossi (superdirettore di Poste Italiane) e le novità si fermano qui. Il resto è già visto, un po’ nel senso che alcune sequenze, mostrate come dei ricordi, sono scene estrapolate dal primo film, un po’ perché Miniero, che pure è un bravo regista, sceglie la strada più comoda, quella di riproporre le stesse gag e le stesse situazioni simpatiche di Benvenuti al sud ma a parti invertite. Così, ecco un viaggio in macchina, dal Sud al Nord e un’altra tavola imbandita con cibi e pietanze più o meno “lumbard”. Ecco un contesto lavorativo facilmente intuibile: un modello di Poste – in realtà qui il film vira sulla fantascienza pura – tutto efficienza e zero sprechi.

Il film scorre leggero e non dà fastidio anche se lo spettatore deve fare slalom tra i troppi marchi pubblicitari che giganteggiano in ogni sequenza. La sceneggiatura di Fabio Bonifacci (quello dei due Lezioni di cioccolato e di molte commedie recenti), che sostituisce Massimo Gaudioso autore del primo episodio, privilegia il saputo e non confeziona grandi gag, a parte quella, simpatica davvero, sugli articoli davanti ai nomi propri. Lo sceneggiatore di Amore, bugie & calcetto ha il vizio di schiacciare molto i caratteristi: quelli del primo episodio si vedono poco, e quelli nuovi, pur bravi (la Baldini in particolare sembra scimmiottare Franca Valeri, il grande Teco Celio in un piccolo ma efficace ruolo di leghista) non hanno spazio. Spazio che invece hanno e in abbondanza la coppia Siani/Bisio, il primo trattenuto e diligente come in Benvenuti al Sud, il secondo ormai abituato a essere visto come il comico di casa da tanta parte del pubblico italiano, il tutto a discapito della Finocchiaro e della Lodovini, quest’ultima soprattutto, lasciate un po’ nell’ombra. I difetti vengono bilanciati almeno in parte dal tono garbato, ma d’altro canto manca totalmente la volontà di graffiare davvero sull’Italia e sugli Italiani. Insomma, nulla a che vedere con la comicità amara della Commedia all’italiana e una bella distanza anche dai due film interpretati da Checco Zalone, Cado dalle nubi e Che bella giornata, film più cattivi, più scorretti, anche sui pregiudizi Nord-Sud, forse meno “costruiti” ma infinitamente più divertenti.

Simone Fortunato