Sabato e domenica sono sempre i giorni di maggior affollamento al Lido di Venezia, dove è in corso l’81ma Mostra del cinema (28 agosto – 7 settembre 2024): per chi viene magari solo per il week end a dare un’occhiata, per le star che sfoggiano il loro abbigliamento sulla passerella, per i fan che pernottano davanti alle barriere del red carpet, ma anche per il numero di film che i giornalisti devono seguire. Qui di seguito, i titoli di oggi che abbiamo ritenuto necessario segnalare.

The Order
Un agente dell’FBI (Jude Law) viene inviato in una cittadina dell’Idaho per indagare su un gruppo di suprematisti bianchi che commettono rapine, con l’intento di costituire un esercito per sovvertire il governo degli Stati Uniti. Assolda sul campo un giovane agente della polizia locale e insieme si mettono sulle tracce della gang, che continua a rapinare banche e a compiere attentati. Diretto dall’australiano Justin Kurzel, è un film che unisce scene d’azione a riflessioni sulla società americana contemporanea, le cui tensioni estremiste sembrano non aver mai fine, specie nelle zone rurali dell’America profonda. Particolarmente riuscita la caratterizzazione dell’agente solitario e coscienzioso che ne fa Jude Law, qui veramente in una delle sue migliori interpretazioni. In concorso alla Mostra. (Beppe Musicco)

Campo di battaglia

Nel corso della prima guerra mondiale, negli ospedali di guerra scoppia il fenomeno degli autolesionisti: soldati che si procurano volontariamente delle ferite per non tornare al fronte. Mentre si avvicina un nuovo nemico invisibile di nome “Spagnola”, i due medici Stefano e Giulio reagiscono diversamente alla tragedia dell’evento bellico e ai migliaia di feriti che ogni giorno gli si presentano davanti.
Di nuovo in concorso dopo la presentazione de Il signore delle formiche due anni fa, Gianni Amelio si catapulta sul fronte per raccontare guerra ed epidemia in un momento in cui il mondo contemporaneo sente come particolarmente famigliari entrambi i fenomeni. E se la ricostruzione storica di ospedali di guerra e trincee è particolarmente curata, il riferimento tematico all’epoca contemporanea e gli ottimi interpreti (Alessandro Borghi, Gabriel Montesi e Federica Rosellini) non sono sufficienti a creare un’opera appassionante o che sia anche lontanamente capace di coinvolgere lo spettatore: lentezza dei ritmi, una certa ripetitività di alcune dinamiche e un completo distacco emotivo dalle vicende narrate, infatti, sono gli elementi che trasformano il film di Amelio in un’opera anonima, un po’ piatta e fondamentalmente incapace di avere un reale impatto sulla cinematografia Italiana. (Letizia Cilea)

Mon inséparable

Mona si prende cura del figlio Joël da sempre. Nato con lievi difficoltà motorie e una disabilità mentale, Joël ha ormai 30 anni ed è follemente innamorato della collega di lavoro Oceane. I due si amano e si desiderano a tal punto da avere un bambino. Quando Mona scopre la gravidanza della ragazza, l’equilibrio del rapporto tra lei e il figlio sembra vacillare pericolosamente. La regista francese Anne Sophie-Bailly riporta in laguna l’esplosivo talento di Laure Calamy, qui protagonista di una commedia sociale – presentata nella sezione Orizzonti – che racconta con grande spontaneità e ironia tutte le sfide che il tema della disabilità pone davanti tanto a coloro che ne sono portatori quanto ai cosiddetti caregiver: genitori, amici e parenti che si occupano di assicurare una vita serena ai loro cari più fragili. Il magnetismo dei due volti protagonisti (Charles Peccia Galletto, nel ruolo di Joël, a fianco a Laure Calamy) trascina tutto il film, che snodandosi attorno all’inattesa gravidanza di Oceane riesce nell’intento di raccontare l’evoluzione di un rapporto madre-figlio in una contemporaneità che troppo facilmente dispensa giudizi su normatività dei corpi, obblighi sociali e capacità relazionali dei singoli. (Letizia Cilea)

Dadapolis

Presentato alle Giornate degli autori, nella sezione Confronti, Dadapolis è un documentario realizzato da Carlo Luglio e Fabio Gargano dedicato a Napoli. Non ci troviamo di fronte al classico docufilm che immortala e parla della Napoli classica che ruota attorno a Piazza del Plebiscito o al Maschio Angioino ma neanche in quella vista e raccontata in Gomorra. I due registi piazzano la telecamera a ridosso del porto di Napoli piuttosto che in zone industriali o periferiche e coinvolgono come protagonisti oltre sessanta artisti della scena teatrale, pittorica e musicale contemporanea. Ne nasce un dialogo in cui si parla della città, delle sue contraddizioni, delle speranze di chi ci abita ma anche delle delusioni e disillusioni di chi se ne è andato a vivere altrove. Si parla di vita e di morte mentre scorrono immagini della città vista dall’alto.
I tanti dialoghi sono intervallati da brani musicali contemporanei o della tradizione e da performance teatrali, ma perché non indicare i nomi di chi interviene? Personalmente abbiamo riconosciuto un artista poliedrico come Peppe Lanzetta, il jazzista di fama internazionale James Senese e l’attore Lino Musella. L’insieme sviluppato dai due registi è sicuramente interessante soprattutto nella prima parte ma alla lunga risulta un po’ noioso e ripetitivo, per lo spettatore, tanto che si rischia di perdere il filo del discorso. Rimangono il fascino e le contraddizioni di una città che con il suo porto si apre al Sud del mondo ma non sempre con le migliori intenzioni. (Stefano Radice)

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Nella foto: The Order di Justin Kerzel

Nel video Beppe Musicco e Maddalena Villa  parlano di The Order con Jude Law, Campo di battaglia di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Familia di Francesco Costabile e The Brutalist con Adrien Brody e Guy Pierce.