Quando si parla di dinosauri al cinema, il riferimento della maggioranza degli spettatori è la saga di Jurassic Park, che ha praticamente monopolizzato il mercato della preistoria sul grande schermo. Lo sceneggiatore e regista David Robert Mitchell sembra voler cambiare le cose con La fine di Oak Street, un’avventura fantascientifica che cerca di superare persino il franchise che Steven Spielberg (il regista che ha segnato un’intera generazione) ha contribuito a lanciare.
I Platt sono la tipica famiglia di una cittadina americana degli anni 80, nel bene e nel male. La casalinga Denise (Anne Hathaway) trascorre le serate scrivendo un romanzo che parla – guarda un po’ – di una casalinga che desidera ardentemente fuggire dalla sua “prigione domestica”. Il marito George (Ewan McGregor) consegna pizze a domicilio per arrotondare; ma la verità è che è stato licenziato e non ha il coraggio di dirlo alla moglie. La figlia Audrey (Maisy Stella) sogna di frequentare una prestigiosa università, pur sapendo che i suoi non possono permettersi la retta, e il più giovane, Brian (Christian Convery), cerca in tutti i modi di evitare il fratello prepotente del compagno di classe a cui ha rotto un braccio. Un giorno, i Platt e tutti i loro vicini si svegliano scoprendo che l’intera zona residenziale in cui vivono è stata apparentemente sollevata da terra e catapultata nel periodo Triassico. Senza elettricità e con poche provviste, i Platt devono vedersela con enormi serpenti, giganteschi dinosauri affamati e persino coi vicini, se vogliono trovare un modo per tornare alla loro epoca.
Il film di Mitchell sembra volersi inserire nel filone aperto da Super 8 di J.J. Abrams e proseguito con le varie stagioni della serie Stranger Things; una sensazione ancora più accentuata da questo evidente omaggio a Spielberg, che arriva dopo Disclosure Day, il suo film che a sua volta sembra voler smontare la sua eredità in una chiave moderna e retrospettiva al tempo stesso. La fine di Oak Street ha dalla sua un gran dispiegamento di sequenze d’azione, con i personaggi che passano molto tempo a correre, urlare, sparare, arrampicarsi e cadere; ma possiamo affermare che anche i rettili in CGI lasciano una bella impressione, il che li mette allo stesso livello di altri cattivi preistorici del cinema.
Al di là del fatto che La fine di Oak Street si sofferma anche sui corpi dei morti, e in alcuni casi su ciò che resta di loro, il film non è eccessivamente brutale e sembra piuttosto puntare a una famiglia che si riunisce, mette a nudo i propri problemi e va avanti più forte e unita (Ewan McGregor meriterebbe forse più spazio, ma Anne Hathaway si dimostra una presenza solida e convincente). La parte finale del film introduce alcuni elementi temporali che lasciano presagire un finale interessante e ricco di implicazioni; non si esclude che possa diventare lo spunto per nuove storie.
Beppe Musicco
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