Girato come un musical, il film d’animazione diretto da Patrice Leconte vuole ironizzare sulla moda del suicidio, mostrando una società dove la gente si butta con frequenza dai tetti delle case o sotto i camion nelle strade, frenata solo dalla Polizia che non permette che simili atti avvengano in pubblico. La famiglia Tuvache è specializzata proprio in questo settore, vendendo nel negozio di famiglia veleni, pugnali, armi varie che possano soddisfare il desiderio di darsi la morte di persone magari indecise sul da farsi. Peccato che Mishima, il minore dei tre fratelli Tuvache, non senta in alcun modo la “vocazione” di famiglia per aiutare la gente a suicidarsi, quanto piuttosto cerchi di mettere gioia di vivere ed allegria nelle persone che incontra, incontrando la disapprovazione dei genitori. Per quanto macabro sia l’argomento, il regista cerca di trattarlo in modo ironico, contando principalmente sulla simpatia di Mishima e sulle canzoni. Purtroppo però, l’effetto non è certo quello auspicato: le canzoni sembrano tutte imitare melodie già sentite (l’analogia con quelle usate in Nightmare before Christmas è evidente) e i testi, non si sa se dovuti a una cattiva traduzione in italiano, sembrano totalmente estranei alla musica. Frequenti, lunghe e mal scritte, le scene musicali hanno l’unico effetto di infastidire lo spettatore, invece di rendere più appassionante il film, che risulta così semplicemente una serie di clip musicali mal legate l’una all’altra. Se il soggetto potrebbe incuriosire, lo svolgimento sciatto e incongruente della storia (basta che Mishima regali un disco di musiche orientali alla sorella perché di colpo questa cambi totalmente atteggiamento? O il padre che vuole uccidere Mishima solo perché è troppo allegro?) rende la sua visone noiosa nonostante duri meno di un’ora e mezza e la tecnica di animazione di Sylvain Chomet sia tutt’altro che trascurabile. Spiace che Patrice Leconte, che aveva in passato realizzato titoli interessanti come Ridicule o Il marito della parrucchiera e film molto belli come L’uomo del treno e Il mio migliore amico, al suo esordio nel genere abbia mancato clamorosamente l’obbiettivo, ma La bottega dei suicidi (presentato fuori concorso anche al Festival di Cannes del 2012) è un’animazione che evidentemente è sconsigliabile tanto ai bambini quanto agli adulti.,Beppe Musicco,