Man-su è un navigato caporeparto all’interno di una delle cartiere più importanti del mercato sudcoreano. Ha una moglie, due figli, due cani, una casa acquistata grazie a 25 anni di sudato lavoro. Proprio nel momento in cui all’uomo sembra di poter dire di avere tutto ciò che desidera, la sua azienda viene acquisita da magnati americani, che decidono di effettuare dei drastici tagli al personale, lasciando così Man-su senza un impiego.

Remake di Cacciatore di teste (in originale Le Couperet), opera del 2005 diretta da Costa Gravas a sua volta ispirata al romanzo The Ax di Donald E. Westlake, No Other Choice – passato in concorso lo scorso settembre 2025 all’82ª Mostra del Cinema di Venezia – è un thriller di vendetta e rivalsa in tipico Park Chan-Wook style (Decision to leave, Lady Vendetta). Storia ipertrofica, iper-narrata e iperbolica, quella di Man-su è innanzitutto una vicenda di un uomo di famiglia improvvisamente rigettato dalla cattivissima società sudcoreana, che sgomita per riconquistare il suo posto nel mondo, la sua dignità di lavoratore e il rispetto di moglie e figli. Come spesso accade nei film del sudcoreano però, la via tradizionale per il riscatto è lastricata di difficoltà e impedimenti insuperabili, ed è per questo che dopo tre mesi di inutile ricerca lavorativa, Man-su decide di crearsi il suo perfetto posto vacante nell’industria che tanto determinante era stata per la costruzione della sua dignità di uomo adulto.

Se avete visto il precedente Cacciatore di teste sapete già in che modo il protagonista agisce da qui in avanti, altrimenti vi basterà sapere che l’opera di eliminazione della concorrenza portata avanti da Man-su è impegnativa, sanguinolenta e porta con sé più di un possibile effetto collaterale. Dal punto di vista più tecnico troviamo in No Other Choice una regia ingombrante e onnipresente, capace di acuire ancora di più l’effetto di sovrabbondanza narrativa e di restituire un racconto caotico, eppure perfettamente ordinato nella sua sproporzione. Non manca la solita e apprezzatissima ironia pungente, spesso motore di dialoghi e situazioni paradossali, e infine grande attenzione viene dedicata ai personaggi secondari – la moglie, i due figli, persino alcuni colleghi e amici di Man-su – che collettivamente riescono a far emergere sfumature e riflessioni stratificate su complessità e crudeltà della società sudcoreana.

Letizia Cilea

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