Basterebbe rivedere Il posto (1961) per capire lo sguardo di Ermanno Olmi da Treviglio, provincia di Bergamo, sulla realtà: l’attenzione al contesto, la tenerezza verso i protagonisti, la precisione e la cura messa nel raccontare una vicenda semplice ma capace di suscitare grande empatia in chi la guarda. La storia del giovane che dal paese arriva a Milano e trova impiego in una grande azienda, l’impatto con la città mostrato anche in particolari “storici” come gli scavi per la metropolitana nel centro di Milano, la prima confidenza con una ragazza, sono stati veramente lo specchio degli anni 60, così come L’albero degli zoccoli (1978) ha rappresentato in modo quasi epico (tra Manzoni e Tolstoj, potremmo dire) la vita nelle campagne lombarde dell’800. Questa conoscenza delle proprie radici, questo attaccamento alla terra, nel senso più nobile del termine, sono stati per lunghi anni il segno distintivo di Ermanno Olmi. Un giovane che, come il protagonista de Il posto, arrivava dalla provincia, ma che in una grande azienda milanese (la Edison) aveva avuto l’occasione di girare documentari che da subito avevano rivelato talento e capacità tecniche, e che poi sarebbero confluiti in un piccolo e splendido film, Il tempo si è fermato (1959), sulla vita di due custodi di una diga idroelettrica.

Olmi è andato avanti così per molto tempo, raccontando particolari di vita come in I fidanzati (1963), Un certo giorno (1968) La circostanza (1973), ma capace al tempo stesso di confrontarsi con capolavori letterari come La leggenda del santo bevitore (1988) o con grandi avvenimenti contemporanei (E venne un uomo, su Papa Giovanni XXIII) o storici, così come nei recenti e significativi Il mestiere delle armi (2001) o Cantando dietro i paraventi del 2003. Fino al suo ultimo film, Torneranno i prati (2014), realizzato per il centenario della Grande Guerra.

Una vita dedicata al lavoro, con poche interruzioni dovute esclusivamente alla malattia, e ricca di riconoscimenti in Italia e all’estero, di un regista che ha saputo cogliere aspetti che apparentemente possono sembrare secondari o poco rilevanti, ma che invece rivelano molto di uno sguardo consapevole dell’importanza di mostrare il “qui e ora”. Uno sguardo capace (da cattolico lombardo cui era, nonostante le sue insofferenze soprattutto degli ultimi anni) di legare tutto alla presenza di un Altro con cui confrontare la propria vita e il proprio agire.

Beppe Musicco

Un trailer originario de L’albero degli zoccoli:

Una scena de Il mestiere delle armi: