Dopo alcuni flop (tra cui diversi sequel di successi passati, per lo più destinati all’home video), bilanciati soltanto dalla fortunata collaborazione con la Pixar, la Disney sceglie di puntare su un prodotto meno costoso, che tuttavia possa emergere tra i cartoon più recenti: lo fa con Lilo & Stitch, storia insolitamente ambientata ai giorni nostri, che fa leva quasi esclusivamente sulla forza del personaggio principale, un vulcanico alieno blu piombato sul pianeta Terra come un fulmine a ciel sereno. L’esserino (che prenderà il nome di Stitch) è stato creato per sterminare tutto ciò che incontra, per questo è considerato pericoloso dalla Federazione Galattica e arrestato; evaso, guida una navicella fino alle isole Hawaii, dove l’incontro con una bimba (Lilo) lo obbliga a mettere in discussione i propri istinti malvagi. Nel momento in cui Lilo accoglie Stitch in casa propria, il bisogno di amicizia della prima e la ricerca di protezione del secondo trovano compimento nel concetto hawaiiano di “Ohana”, ovvero “famiglia” in senso più ampio, che include la relazione stretta, non necessariamente di sangue. Più in generale, “Ohana” diventa occasione di comunicazione tra umani ed alieni.

Alla base della pellicola sono dunque i valori dell’amicizia e della famiglia che, filtrati dalla simpatia dei due piccoli protagonisti, ne garantiscono il successo. Ben riusciti i momenti comici, anche se i più piccoli non coglieranno i molti riferimenti ironici ad Elvis Presley, idolo di Lilo, addirittura citato come emblema del “cittadino modello”.

Con uno sguardo al passato, nei disegni si è optato per un uso contenuto del computer (limitato alla colorazione dei personaggi, tratteggiati a mano), e gli sfondi sono stati realizzati ad acquerello. Il richiamo alla tradizione diventa invece auto-citazione nei trailer, che vedono Stitch irrompere in modo esilarante all’interno di celebri scene di classici Disney (Aladdin, La Sirenetta, La Bella e la Bestia e Il Re Leone).

Maria Triberti