Sembra assolutamente banale nella sua semplicità (dichiarata fin dal titolo) l’argomento del film: la storia di Ah Tao, un’umile domestica che serve, ormai da sessant’anni, una famiglia di Hong Kong (suo unico centro affettivo). Ora tutti si sono trasferiti a San Francisco tranne Roger, uno dei figli che, quarantenne e non sposato, vive ancora in un piccolo appartamento con Ah Tao che lo accudisce. L’uomo è un produttore cinematografico spesso in viaggio. Fin dalle prime immagini, sembra che il suo rapporto con l’anziana domestica sia del tutto scontato: la donna pulisce, riassetta e cucina, si raccomanda che Roger stia bene e mangi. Quando lui esce, terminata la colazione, lei sbocconcella qualcosa in piedi, come se sentisse non suo il diritto di sedersi a tavola. Ma una sera Ah Tao si sente male e sviene colpita da un infarto; il ritorno di Roger la salva, ma la convince anche che non è più in grado di svolgere il suo lavoro, per cui decide di entrare in una casa di riposo. Potrebbe essere una svolta drammatica o dolorosa, nessuno spettatore si stupirebbe se un’anziana donna di servizio venisse dimenticata e lasciata al suo destino dal suo datore di lavoro. Ma questo non succede. L’apparentemente freddo e distaccato Roger, si mobilita per cercare una sistemazione accogliente e dignitosa. Quindi inizia ad assisterla con un rispetto e una devozione che mobilitano un po’ tutti: dai suoi vecchi compagni di scuola fino alla famiglia, che torna a Hong Kong dall’America per starle vicino, tanto da farle provare l’orgoglio di una madre per il proprio figlio.

A Simple Life, diretto dalla regista cinese (di Hong Kong) Ann Hui, racconta da un lato la dignità nell’invecchiare e nell’accettare il decadimento, dall’altra la gratitudine di chi è stato accudito a lungo e che ora cerca di ricambiare, con le attenzioni ma soprattutto con un affetto non scontato in una dinamica servo-padrone che potrebbe essere più aspra, di “potere” e non gratuita come vediamo in questa storia, ispirata a un fatto vero (avvenuto proprio a un produttore cinematografico di Hong Kong). È uno strano rapporto, quello che lega i due protagonisti, che sembrano madre e figlio senza esserlo; un legame, fatto di pochi gesti e parole, eppure profondo. Come lo è questa delicata e sensibile pellicola, grazie anche a due straordinari interpreti (Deannie Yip è stata premiata alla Mostra di Venezia 2011 come miglior attrice) e a felici tocchi nella narrazione, che tocca le corde della commozione (come nel personaggio dell’anziano che chiede soldi per andare con le prostitute, protagonista di una bellissima scena nel finale) ma anche dell’umorismo nel raccontare una storia che racchiude una riflessione sul valore dell’esistenza umana e sui rapporti tra persone.

Beppe Musicco