Non è un caso che il poliziesco alla francese sia diventato praticamente un genere a sé stante. La declinazione che i cugini d'oltralpe hanno dato al polar, racconto di gesta di poliziotti e delinquenti dai risvolti spesso tragici, del resto, vanta regole proprie e ha raggiunto livelli di eccellenza che rendono questi titoli facilmente esportabili, grazie a storie, attori e registi che creano un immaginario preciso e godibile.,La cosa strana è che qui dietro la macchina da presa non ci sia uno specialista come Olivier Marchal (il suo 36 Quai des orfèvres è un riferimento inevitabile, se non altro perchè ha il medesimo protagonista Auteuil), ma un italiano, che ha iniettato un pizzico di cinema nostrano anche attraverso due interpreti di casa nostra (Luca Argentero e Violante Placido), almeno uno dei quali non sfigura tra i mostri di bravura transalpini (e non è la figlia del regista).,Placido aveva conosciuto un certo successo in Francia grazie a Romanzo Criminale e ora mette la tecnica maturata negli anni al servizio di un racconto che almeno per la prima metà scorre con efficacia tra inseguimenti mozzafiato, confronti tesissimi e rappresaglie sanguinose, delineando personaggi di un certo spessore (il poliziotto ostinato Auteuil, che non è certo una sorpresa visti i suoi precedenti nel genere, il cecchino Kassovitz, testardo e tenace, ma anche il bandito dal cuore d'oro di Argentero) che tengono viva una partita sempre più complessa. ,Ad un certo punto, però, la vicenda prende una piega inaspettata, ma poco convincente, dal poliziesco noir si passa a un thriller riuscito a metà, in cui il cattivo cambia faccia (non più rapinatori per quanto spietati, ma uno psicopatico serial killer) e l'approfondimento sul passato dei personaggi principali porta a risvolti al limite del verosimile. La conseguenza inevitabile è che, nonostante la durata contenuta e il piglio teso della regia, si ha l'impressione che la storia proceda per accumulo, perdendo interesse e coinvolgimento proprio dove dovrebbe raccogliere i frutti del suo percorso.,Il risultato resta superiore alla media degli equivalenti italiani, sempre che sia possibile trovarne, ma il rischio è che in definitiva ci si trovi di fronte a una (brutta) copia degli originali, che, tuttavia, trovano la loro ragion d'essere singolare, non tanto nel meccanismo dell’azione, ma in dettagli e approfondimenti di personaggi capaci di aprire uno squarcio di universalità in un mondo che non ci appartiene. Proprio quello che manca a questa pellicola che, pur per certi versi impeccabile nella tecnica, preferisce spingere su sangue e violenza invece di trovare accanto all'azione e alla tensione un cuore capace di renderla davvero indimenticabile.,Luisa Cotta Ramosino