La storia è vera e non può non colpire: un gruppo di giovani di Calabasas (uno dei tanti sobborghi di Los Angeles) che di giorno andavano a scuola e frequentavano i loro coetanei, la sera entravano furtivamente nelle case dei ricchi e famosi per depredarne i guardaroba. Scoperti e arrestati, a causa delle foto che postavano sui social network con i vestiti delle loro vittime, hanno affermato che il loro unico scopo era sentirsi come i loro beniamini, condividerne la vita e le apparenze. ,Sofia Coppola (Lost in translation, Marie Antoinette) attacca la storia (da cui era stato tratto anche un libro “Gli scassinatori indossavano Loboutin”, col suo consueto taglio iper minimalista, che unito alla vicenda di un mondo – quello hollywoodiano – perennemente avvitato su se stesso, provoca un’efficace sensazione di straniamento nello spettatore. I protagonisti non sono mai rappresentati in alcuna attività che non sia parlare dello star system: non c’è scuola, sport o interessi sociali e culturali (figuriamoci); i genitori si fermano sempre fuori della porta delle camere dei figli, beatamente ignoranti di quello che passa nella loro testa. Questi, un gruppetto di quattro femmine e un maschio, passano il tempo su Internet a studiare le vicende di attori e starlette e ne chattano in continuazione, per poi cercare sui motori di ricerca gli indirizzi di quelli fuori città, per introdursi di notte nelle loro ville, grazie a finestre aperte e chiavi lasciate sotto lo zerbino. Lindsay Lohan, Orlando Bloom, Paris Hilton sono solo alcuni di quelli che hanno subito le effrazioni, descritte visivamente dalla regista come l’ingresso in un mondo fatato: stanze piene di scarpe, accessori, borsette, vestiti, coca e contanti lasciati in giro; un ben di Dio del quale come si fa a non approfittare? Non cercate altro nel film perché non ne troverete, se non l’ansia di camminare per le strade di Los Angeles griffati dalla testa ai piedi, felici di potersi sentire parte di un mondo che può permettersi l’ultima borsetta di Hermès o le decolté di Prada e di potersi mostrare così agli amici dei social network. Al massimo, se arrestati, si potrà invocare il karma o vantarsi di aver avuto la cella vicina a quella di Lindsay. Un film efficacissimo nella sua narrazione volutamente spoglia (passi l’ironia) e quasi documentaristica, girata con camera a spalla inseguendo sempre e ovunque i giovani e talentuosi protagonisti, sui quali spicca Emma Watson (l’Hermione di Harry Potter), un’attrice di sicuro talento.,Beppe Musicco