Antoine e Olga sono una coppia francese che vive da alcuni anni in un villaggio della Galizia, in Spagna, di cui si sono innamorati. Il loro progetto è restaurare vecchie case abbandonate per attirare nuovamente abitanti, in un paese che si sta spopolando, e anche portare avanti una fattoria seguendo criteri di sostenibilità. Ma nel tempo è cresciuta la tensione con gli abitanti del luogo e in particolare  i vicini di casa, due fratelli che vivono con l’anziana madre, per il rifiuto di Antoine e Olga di aderire alle offerte di un’azienda straniera che vuole acquistare i terreni del paese per costruire pale eoliche. In quel modo, i fratelli Xan e Lorenzo Anta con la madre hanno perso tanti soldi che avrebbero potuto mettere fine a una vita di fatiche e sacrifici, e ora gliene chiedono conto. Alle tensioni si aggiungono minacce sempre meno allusive, sgarbi e prevaricazioni, strani fatti che avvengono nella loro fattoria. Ma la polizia, alle proteste di Antoine, oppone un immobilismo irritante. Intanto Olga è sempre più preoccupata ed evita di far venire la figlia Marie con il piccolo nipotino. Mentre il marito si munisce di videocamera per cercare di incastrare i vicini.

As Bestas, sesto film del talentuoso Rodrigo Sorogoyen, ha vinto in Spagna 9 premi Goya, compresi miglior film, regia e sceneggiatura (scritta dal regista madrileno insieme a Isabel Peña). Tutti premi strameritati, da uno dei film migliori della stagione che si apre con una scena misteriosa e poi sempre più eloquente: nella festa popolare galiziana della “Rapas das bestas” gli allevatori combattono con i cavalli per marchiarli e tosare le criniere; e quella lotta che sembra una danza (al ralenti) ci introduce a un mondo tradizionale e affascinante, violento e inquietante, e al “carattere del luogo” e alla sua violenza “naturale”. Un’inquietudine che crescerà subito, con il dipanarsi della storia, accompagnando lo spettatore per tutta la durata del film. Si inizia da battute apparentemente innocue al bar contro i francesi, per colpa dell’invasore Napoleone, si prosegue con allusioni sempre più chiare all’affare fatto sfumare a tutto il paese – solo Antoine e Olga e un altro abitante non hanno firmato l’accordo con l’azienda norvegese che voleva portare le pale nel paese – o ai loro progetti “per turisti che emargineranno i pochi abitanti rimasti”; e si continua con azioni sempre più irritanti, minacciose o aggressive contro i coniugi francesi o le loro cose. Di prove contro i due fratelli non ce ne sono: la polizia alza subito le mani e propone manovre distensive e pacificatrici. Ma Xan e Lorenzo sono in guerra: la pace non la vogliono.

Il film, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2022 nella sezione non competitiva Cannes Première, è ispirato a un fatto di cronaca avvenuto nel 2010 in Galizia. Sorogoyen è abile a costruire un film di rara e crescente tensione e angoscia grazie a una scrittura raffinata (i dialoghi sono a tratti scarni, ma sempre acuminati: «Ti sei messo in mezzo tra me e i miei soldi, che mi spettano di diritto»), ad attori superlativi (ai francesi e più noti Denis Ménochet e Marina Foïs si affiancano gli spagnoli Luis Zahera – strepitoso e vincitore di un Goya – e Diego Anido) e a un sapiente uso dei mezzi: il tono non è quasi mai urlato, le minacce vengono sussurrate; ma basta un ghigno, un sorriso ambiguo, un’auto che aspetta la coppia di notte su una strada deserta e la paura monta nei due protagonisti, che pure sono poco disposti a lasciare il campo.

Si possono citare molti modelli, tra cui Cane di paglia di Peckinpah. Lo straniero che viene accolto con diffidenza o addirittura violenza è un topos cinematografico, cui si affianca il caso di cronaca già citato. Ma la grandezza di As Bestas sta nel coniugare due temi: quello della bestialità dell’animo umano e degli interessi che possono far deflagrare l’odio e la violenza (seppur con le motivazioni di una giustizia “naturale” e arcaica: quella di chi vive da generazioni su un territorio e pretende di dettare legge); e quello dell’amore più profondo, che pian piano scopriamo davvero essere alla base della coppia formata da Antoine e Denis. Dove la donna non è debole e sottomessa, come le rinfaccia la figlia Marie (madre single, che ha avuto tanti uomini ma non ha conosciuto il vero amore), ma anzi è la “regina” della coppia con una grande forza tranquilla (come si vede in una bellissima scena “salvata” dalla videocamera di Antoine) che diventerà centrale e decisiva nella parte finale dell’opera. Un’opera ricca di dettagli, sguardi, sottigliezze, di conoscenza dei mezzi cinematografici (visivi, grazie anche alla prodigiosa fotografia, e narrativi: il film sembra un western contemporaneo e in parte è anche un thriller), di talento espressivo e di sostanza. Che sa dire tanto su cosa può essere l’uomo, oggi e sempre, nel male e nel bene.

Antonio Autieri

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