Ok, le foche monache stanno messe meglio del western, se non altro perché sono protette. Ma per i film non esiste il WWF, anche se l’Italia ci prova da qualche decennio a salvare le specie estinte ma con risultati modestissimi con la Commissione Cinema. Comunque, ne esce ormai uno ogni dieci anni, circa. Balla coi lupi (1989), Gli spietati (1992), Terra di confine (2003) e ora Appaloosa. E’ il Western, il genere cinematografico per eccellenza, che una volta riempiva le sale. Ed Harris, buon attore, regista dotato di una certa sensibilità e coraggio (suo il biopic su Jackson Pollock di pochi anni fa) mette in scena con sincerità, orgoglio e un pizzico di nostalgia una storia vecchia come il cinema. La vicenda di uno sceriffo e del suo vice che devono assicurare alla giustizia un bandito contiene tutto il vecchio West: l’amicizia virile, la lotta per il Bene, i treni, i duelli, i bordelli, il saloon. C’è anche una storia d’amore. Harris cita i suoi western preferiti, da Ombre rosse a Gli spietati, passando per Un dollaro d’onore e Quel treno per Yuma, ma fatica a coinvolgere il pubblico non appassionato al genere, un po’ perché comprensibilmente, quando si gira un western il confronto con i giganteschi maestri Ford, Leone, Hawks farebbe tremare le gambe a chiunque, un po’ perché la scelta di Harris è proprio quella di mettere per immagini quasi un’elegia dolorosa a un genere che ormai, a ragione, tutti danno per morto. Manca l’epos dei grandi western anche recenti e che invece Costner sa restituire; manca la tragedia di Clint. C’è il ricordo e la nostalgia dei bei tempi andati, ma forse è un po’ pochino per gridare al capolavoro.,Simone Fortunato