Come spesso accade, anche se non sempre, il cinema perde la sfida con il romanzo. Il romanzo di Matheson (Io sono leggenda, Fanucci Editore), scritto a metà degli anni ’50 da uno dei più grandi e geniali scrittori di fantascienza apocalittica (è suo anche il soggetto di ‘Duel’ di Spielberg) è un romanzo eccezionale e terribile, che nel pessimismo radicale che lo pervade, è figlio degli anni incerti della guerra fredda. Facile quindi osservare che – anche per le coordinate storiche totalmente diverse (ma non meno incerte) – il film di Francis Lawrence (‘Constantine’) sia diverso dal romanzo. Ed è vero: cambiano parecchie cose tra film e romanzo: un po’ per esigenze sceniche e narrative (nel romanzo il cane compare a metà narrazione e ha un ruolo molto più marginale), un po’ per scelte commerciali (nel romanzo il finale è terribile e angosciante e per nulla happy), per non parlare dei tanti flashback (troppi?) che Lawrence inserisce nella narrazione e che invece apparivano molto limitati nel romanzo di Matheson. Il film di Lawrence comunque è una scommessa vinta, e non solo perché è una terza rivisitazione del romanzo di Matheson e non sfigura rispetto ai precedenti, neanche rispetto a quell’unicum per quanto riguarda la fantascienza italiana che è il notevole ‘L’ultimo uomo sulla terra’ di Ubaldo Ragona, girato nello spettrale quartiere dell’EUR a inizio anni ’60, ma perché il film funziona. Funziona la scenografia ed è spettacolare e impressionante come impatto la ricostruzione in digitale di New York disabitata. Funziona Will Smith, attore eclettico e sempre più a suo agio, dopo il successo de ‘La ricerca della felicità’ , di prove in solitaria. E funziona anche il ritmo, notevole e percorso da parecchi colpi di scena che rendono ‘Io sono leggenda’ un thriller piuttosto solido. Meno bene il finale e in particolar modo il personaggio appena abbozzato di Anna (Alice Braga), un carattere completamente rivoluzionato in senso messianico rispetto al corrispettivo letterario, un vero e proprio deus ex machina poco giustificato narrativamente (per non parlare del muto ragazzino che l’accompagna), un vero e proprio punto interrogativo in un film per il resto girato con mestiere e con uno stile piuttosto asciutto.,Simone Fortunato,In un futuro prossimo, l’umanità è stata spazzata via da un virus. Pochi sopravvissuti rimangono, mutati in essere vampireschi dal terribile male (causato dallo stesso uomo). Un unico uomo è vivo e sano: Robert Neville. Militare e medico, Neville ha visto improvvisamente esplodere il virus, causa dell’incidente che gli ha ucciso moglie e figlia sotto i suoi occhi, che ha spopolato New York (inquietante la ricostruzione al computer della “Grande Mela” disabitata e con le celebri “avenues” trasformate in una savana). E poi l’intera America, e poi la Terra. Lui non si rassegna alla scomparsa definitiva dell’umanità: da un lato, cerca disperatamente un vaccino per curare i sopravvissuti contagiati dal virus, che potrebbero ucciderlo da un momento all’altro (anche se lui è immune dal morbo), ormai più simili ad animali rabbiosi che a esseri umani; dall’altro, manda ogni giorno messaggi su onde radio alla ricerca di uomini e donne ancora sani e vivi, “se sei in ascolto, non sei solo…”.,Pur inferiore al romanzo omonimo di Richard Matheson, il film di Francis Lawrence (già autore di Constantine) è una grande storia, di resistenza umana al Male che avanza, di sacrificio, di accettazione di segni di un’apparentemente impossibile salvezza. Peccato per qualche eccesso didascalico, nel finale, che sottolinea troppo elementi religiosi che erano già comprensibili senza doverli esplicitare retoricamente. Ma rimane un grande film, da non perdere. Che, anche grazie a un Will Smith in stato di grazia (che rende al meglio la disperazione e il dolore di un uomo che ha perso tutti gli affetti ma non si arrende a una realtà allucinante), racconta di una speranza indomabile premiata da un miracolo comunque imprevedibile e gratuito.,Antonio Autieri,Su questo film, abbiamo ricevuto questa interessante lettera dall’insegnante Gianni Mereghetti, che pubblichiamo come ulteriore contributo – per i suoi spunti di riflessione – al film:,”Carissimo direttore,,sono andato a vedere il film “Io sono leggenda”, un film di grande tensione e segnato in lungo e in largo dalla geniale interpretazione di Will Smith nei panni di Robert Neville, unico e solo uomo rimasto in un futuro in cui l’umanità è stata spazzata via da un virus e i pochi sopravvissuti sono stati trasformati dal terribile male in esseri orrendi. E’ un film che coinvolge per la vicenda narrativa sempre in bilico, ma il cui filo rosso è l’urgenza che dentro la spietatezza del male, generato dall’uomo stesso, accada ciò che il cuore desidera, la ripresa dell’umano. L’ultimo uomo rimasto con il cuore di carne, vagando in una città deserta e su cui incombe il terrore degli esseri infettati, è la ripresa dell’umano che cerca, perchè non può accettare la sua fine nè la trasformazione della sua natura. Sarà una ragazza, Anna, a riaprire questa speranza, non senza il gesto sacrificale di Robert Neville. E’ il film di Francis Lawrence una interessante provocazione all’uomo affinchè nello sviluppo quasi inarrestabile delle sue capacità scientifiche e tecnologiche abbia sempre a cuore se stesso. ,Gianni Mereghetti, Abbiategrasso , ,