Debolissimo gangster movie con protagonisti attori di grande caratura come Al Pacino, Alan Arkin e Christophen Walken tutti clamorosamente fuori parte e mal serviti da una sceneggiatura mediocre. L'idea, del regista Fisher Stevens e dello sceneggiatore Noha Haidle, è di mettere in scena una sorta di gangster movie crepuscolare dove a farla da padrone sono i ricordi dei bei tempi che furono piuttosto che l'azione pura. In questo senso la scelta di puntare su mostri sacri del crime movie come Al Pacino e Cristopher Walken è sulla carta intrigante. Chi meglio del figlio di Don Vito Corleone o del protagonista di tanti gangster di Abel Ferrara come Walken potevano incarnare le figure, ormai attempate (hanno entrambi più di 70 anni) di criminali, legati alle convenzioni e alle leggi di un mondo che non c'è più? Questo sulla carta, perché il film è un mezzo disastro. Pur confezionandolo bene, con una fotografia molto curata e inserendo nell'azione una notevole colonna sonora in perfetto stile 70, la coppia Stevens/Haidle lavora male sul terzetto degli attori protagonisti, insopportabilmente gigioni ma soprattutto mette insieme una sceneggiatura priva di vere sorprese e sempre indecisa tra il tono nostalgico e una certa ironia che però non fanno mai presa. Già l'incipit non è molto promettente: Val (Pacino) esce di prigione e, come da regola del genere, finisce in un bordello (gestito da un'improbabile Lucy Punch in versione maitresse). Il problema è che le cose non vanno proprio bene e così, per ritornare ai fasti di un tempo, la coppia dei gangster in pensione si trova a rapinare una farmacia in cerca di provvidenziali pillole blu con esiti facili da intuire. Vedere Pacino e Walken, attori che hanno segnato in modo indelebile la memoria cinematografica di tanti spettatori, invischiati in un'operazione di questo tipo mette addosso solo tristezza. Altro che ironia: qui si naviga dalla parti dei nostrani Boldi e De Sica, con la differenza – terribile – che almeno i due comici dei cinepanettoni alle prese con Viagra, saponette e altre amenità ci sapevano fare e la risata scattava. Qui, invece, non si ride mai mentre rimane a incorniciare la vicenda un tono triste e patetico: senz'altro per una sceneggiatura che ha più a cuore l'esibizione dei malanni dei due vecchietti (Walken se ne va in giro con la boccetta di pillole per l'ipertensione, Arkin ha un enfisema ed è ricoverato in un ospizio) che il racconto a tutto tondo di un'amicizia, quella tra i due protagonisti, messa a dura prova dagli eventi anche per l'intervento di un boss vendicativo (Mark Margolis); in seconda battuta per un cast svogliato che non sembra mai credere un secondo a quanto interpreta. I momenti mediocri sono diversi: l'inseguimento in macchina, l'ingresso in scena di una sprecatissima Vanessa Ferlito, il rapporto di Walken e Pacino con Nina (Julianna Margulies, nei panni della figlia di Arkin) e con una bella cameriera (Addison Timlin), la figura banale della Punch, per concludere male con un finale tirato via, con tanto di sparatoria in ralenti che ricorda più che il bello stile realistico di certi polizieschi degli anni 70, alcuni brutti film tv degli anni 90.,Simone Fortunato,