Non sono proprio due episodi, perché gli eventi si susseguono, ma le due storie non si incrociano mai. Anche se per tutto il film i due gruppi di italiani a Los Angeles continuano a incrociare i rispettivi consanguinei, coiniugi, amanti, amici come se fossero nel quartierino di casa e non in una metropoli celebre per i suoi enormi spazi dispersivi. Ma tant’è. ,In una delle due storie, il gigolò Carlo – mollato, proprio all’aeroporto, dall’anziana signora in sedie a rotelle che accompagna – rivede Cristina, la donna che aveva lasciato incinta di sette mesi, ora con il nobile Aliprando (e cognome poco conveniente, Della Fregna, “ma con la g dura”) e il figlio (di Carlo) che non riesce a chiamare papà il compagno di mamma (e che crede il vero apdre morto). Carlo si troverà a interpretare la storia raccontata da sempre da Cristina, cioè che è suo fratello Gerardo che in Africa fa il missionario laico…,Nell’altra storia, la bionda Serena e Marcello (romano che ha aperto un ristorante a Beverly Hills) stanno per sposarsi. Ubriacatasi all’addio al nubilato, Serena perde i freni inibitori e si ritrova nel letto dell’imbranato Marcello (guarda caso, ex compagno di classe del futuro marito): nottata casta, ma lei non se lo ricorda. E Marcello fa di tutto per farle credere altro: innamorato di lei a prima vista, cerca di far saltare le nozze.,Su queste tracce, si innestano il consueto intreccio di equivoci, che rispetto agli ultimi anni – complice l’assenza dell’ottimo, ed elegante, Fabio De Luigi che per due anni ha duettato bene con Michelle Hunziker come in una sit-com tv di qualche anno fa (e tre anni fa in coppia addirittura con un fuoriclasse come Claudio Bisio) – risulta un cinepanettone più indigesto. Non abbiamo mai amato il genere, ma bisogna ammettere che negli ultimi anni c’era stato il tentativo di rinnovare qualcosa, con innesti di qualità tra gli attori (in Christmas in Love del 2003 c’era addirittura il grande Danny De Vito!) o con sceneggiature un po’ più elaborate. E anche meno volgari: Natale a Rio del Natale 2008, in questo senso, si segnalava per novità, anche per il fatto di relegare Christian De Sica al ruolo di padre preoccupato per le possibili scorribande del figlio più che come protagonista di avventure boccaccesche. ,Quest’anno, invece, si è rinfocolata come non avveniva da tempo la polemica sulla volgarità del cinepanettone tanto odiato dalla critica. In realtà, in passato, il genere – lanciato oltre 25 anni fa dai fratelli Vanzina e poi prodotto dall’anno dopo da Aurelio De Laurentiis, che da cinque lustri lo porta avanti – ha fatto ben di peggio. Anche e soprattutto quando accanto al mattatore Christian De Sica c’era il pur bravo Massimo Boldi (reso però una macchietta: e ora che fa i film da solo è anche, molto, peggio), bellone più o meno vestite e comici di varia qualità (come i sopravvalutati, anni fa, Fichi d’India). Invece ora la ricerca sugli attori è maggiore: Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, nei primi anni 90 copia d’oro al botteghino, sono bravi e affiatati; piuttosto, il problema è loro storia, poco divertente. Nell’episodio di De Sica, Sabrina Ferilli e Massimo Ghini (ormai presenza fissa da 5 anni), con l'aggiunta del giovane Vittorio Emanuele Propizio che promette bene, c’è invece ritmo, qualche gag che funziona ma troppe scurrilità (e il ritorno della famigerata situazione con escrementi…); anche se nella prima parte si riesce anche a ridere, magari vergognandosene un secondo dopo… Da un certo punto in poi, scade in tutti i sensi e risulta anche meno divertente. Non a caso, dal 2004 è quello che alla fine risulterà di minor successo, pur se oltre i 20 milioni di euro di incasso.,Antonio Autieri