Minato ha 11 anni, vive con la madre Saori ed è orfano di padre; è un bambino tranquillo ma un giorno inizia a comportarsi in modo strano. Saori si preoccupa anche perché dietro a questi comportamenti sembra esserci il maestro Hori che lo vesserebbe a lezione. La madre incalza i maestri e la preside della scuola per avere chiarimenti ma ottiene solo silenzi. Lentamente, però, si scopre che la realtà è molto più complessa di come possa sembrare…

Il regista Kore-eda Hirokazu dopo Le verità girato in Francia e Le buone stelle – Broker torna nel suo Giappone e con L’innocenza torna ad affrontare quelli che sono i temi portanti della sua splendida cinematografia, ovvero i rapporti adulti – bambini, le dinamiche di famiglia, le difficoltà di relazionarsi con le istituzioni, la delicatezza dei sentimenti. L’innocenza è soprattutto un film di formazione, il classico coming of age, con Minato (Soya Kurokawa) che deve fare i conti  con la morte del padre e con la scoperta della sua identità, dei suoi desideri e del suo bisogno di felicità. Kore-eda Hirokazu realizza un film ricchissimo di spunti in cui un ruolo fondamentale lo ha anche l’amicizia, quella che nasce, cresce e si sviluppa – diventando qualcosa di più profondo e intimo – tra Minato e il suo compagno di classe Yori (Hinata Hiiragi), un bambino molto sensibile e dolce che per questo viene vessato e deriso dai compagni di classe e respinto dal padre. L’innocenza, infatti, parla anche di bullismo.

Per raccontare tutti questi temi, Kore-eda Hirokazu si rifà al maestro Kurosawa e al suo Rashomon, raccontando la storia da tre punti di vista diversi, e a ogni passaggio la trama si arricchisce e si chiarisce: i punti di vista sono quelli di Saori, cui dà il volto la bravissima Sakura Ando estremamente efficace nel mettere in evidenza le incertezze, i timori e le paure di una madre che non capisce quello che sta accadendo al figlio, del maestro Hori (Eita Nagayama) – un entusiasta del mestiere forse un po’ troppo ingenuo che deve fare i conti anche con la solitudine dopo essere stato allontanato dalla scuola – e dello stesso Minato. C’è un altro personaggio che fa da sfondo alla storia ma che in qualche modo collega i vari passaggi del film; si tratta della preside della scuola che nasconde un dramma personale e che indica a Minato una possibile strada per la felicità quando il ragazzo le rivela di custodire un segreto che non può rivelare e che per questo si sente condannato all’infelicità. Il titolo internazionale del film è Monster e non è un caso perché Minato si sente un mostro per quello che prova e che sta vivendo e un mostro viene considerato anche Yori.

Le ambientazioni del film sono molto importanti. In particolare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Minato e Yori è simboleggiato da un bosco in cui i due amici si rifugiano per giocare e per sentirsi finalmente liberi e lontani da sguardi indiscreti; un bosco spesso cupo e minaccioso ma che può lasciare spazio anche al sole. L’innocenza, che è stato premiato al Festival di Cannes 2023 per la miglior sceneggiatura, non è forse il miglior film del regista giapponese ma, dopo un inizio un po’ macchinoso, cresce alla distanza e regala un finale coinvolgente e aperto a diverse interpretazioni.

Stefano Radice

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