In It Ends With Us – Siamo noi a dire basta dopo la morte del padre, spesso violento con la madre, Lily Bloom torna a vivere a Boston dove apre una boutique di fiori, coronando così il sogno di una vita. In città conosce l’affascinante neurochirurgo Ryle che la corteggia fino a farla capitolare; Ryle è anche il fratello della sua collega Allysa. Una sera, durante una cena al ristornate, Lily rincontra Atlas, il suo amore di gioventù mai dimenticato. La storia d’amore con Ryle va comunque avanti a gonfie vele ma l’uomo lentamente comincia ad avere reazioni violente e attacchi di gelosia che porteranno Lily a prendere una decisione difficile, soprattutto dopo la nascita della figlia…
It Ends With Us – Siamo noi a dire basta, diretto da Justin Baldoni – nei panni anche di Ryle – è la trasposizione cinematografica del bestseller di Colleen Hoover che affronta un tema delicato come quello della violenza sulle donne. Il film, infatti, parte come la più classica delle romcom per assumere poi toni drammatici. Black Lively, che dà il volto a Lily, è brava nel rendere i diversi stati d’animo della protagonista che passa dall’amore per il compagno e poi marito alla presa d’atto di non poter più vivere con lui; anche Justin Baldoni è convincente nei suoi accessi d’ira e scatti di rabbia contro Lily che rappresentano la sua parte dark.
Rimane efficace la parte in flashback in cui vediamo Lily (che da giovane è impersonata da Isabella Ferrer) innamorarsi di Atlas (Alex Neustaedter) mentre la parte debole del film è rappresentata dalle scene in cui appare Atlas adulto; Brandon Sklenar è davvero troppo rigido e bloccato nel ruolo. Il film – che la lo scopo di rivolgersi a un’ampia platea femminile, come il romanzo – riesce a far passare in modo molto semplice ed efficace il messaggio del non subire abusi anche se qualche osservatore potrebbe storcere il naso per il modo forse troppo edulcorato in cui la violenza domestica viene rappresentata. A nostro avviso, il limite principale del film è invece quello di una sceneggiatura davvero troppo prevedibile; anche il rapporto della madre di Lily con il marito meritava maggiori approfondimenti. Da segnalare l’ambientazione da perfetta upper class americana.
Stefano Radice
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