“Big Mike” Oher non ama farsi chiamare così. La sua stazza decisamente fuori dalla media è sempre stata nella sua vita motivo di separazione dai coetanei e dalla società. Mike è cresciuto in strada, elemosinando un tetto e un divano da chi di volta in volta aveva il buon cuore di offrirglielo. La svolta sembra arrivare quando, colpito dall’imponenza fisica, l’allenatore della squadra di football della Wingate Christian School (una scuola privata per bianchi danarosi) convince il consiglio d’istituto ad ammetterlo nonostante i test di ammissione siano praticamente in bianco. Anche una volta ammesso però Mike rischia di non durare a lungo: arrivato a 17 anni in uno stato di semi-selvaticità non lega con i compagni e nello studio non raggiunge le sufficienze senza le quali (secondo una prassi tipica del sistema scolastico americano) non può essere ammesso agli allenamenti della squadra di football.

Le cose cambiano improvvisamente grazie alla caparbietà di due figure femminili che lo prendono sotto la loro custodia: la prima, una professoressa che, intravedendo qualcosa che sfugge ai colleghi, non desiste dal suo compito educativo spingendo Mike ad esprimere un’intelligenza prima insospettata, e la seconda, ancora più importante, la madre di uno studente suo amico, Leigh Anne (interpretata da Sandra Bullock che per questo ruolo vincerà l’Oscar) che prima lo toglie dalla strada e poi, in un rapporto che diventa sempre più profondo, lo adotta avviandolo alla carriera professionista.

La Warner, che avrebbe dovuto distribuire il film nelle sale italiane, nonostante il grande successo ottenuto in America e l’Oscar alla Bullock, lo considerò inadatto ad un pubblico europeo per via dei molti riferimenti al football e al sistema scolastico americano. Qualcosa in effetti il film dà per scontato, ma il cuore della vicenda è altro e si può seguire e apprezzare anche senza conoscere i dettagli di uno sport che in America è una religione. Il film di John Lee Hancock infatti, con un ritmo incalzante ci racconta prima di tutto la storia di un cambiamento, e lo fa mantenendo un registro adatto anche al pubblico dei più piccoli e in costante equilibrio tra momenti di ilarità (legati soprattutto alla figura del simpatico fratellino J.R.) e altri più commoventi e profondi. Il cambiamento che interessa a Hancock non è solo quello del gigante buono Mike Oher, da ragazzo abbandonato a stella del football, e forse nemmeno quello che lo porta a superare i problemi relazionali. Ma forse quello, per certi versi ancor più sorprendente perché lontano dall’immaginario del “sogno americano”, delle persone che lo circondano. Tanto la nuova madre quanto i fratelli, gli amici e i docenti si trovano a loro volta sorpresi da una dinamica che modifica radicalmente il loro approccio alla realtà e alla vita. Sono rivelatori da questo punto di vista i dialoghi di Sandra Bullock con le ricche amiche di un tempo che, ignare di cosa stia succedendo, diventano loro malgrado la cartina al tornasole del cambiamento avvenuto.

Eliseo Boldrin