La storia si presenta bene: un giovane consulente matrimoniale (serioso e bruttarello), è tanto coscienzioso nella vita professionale quanto incapace nella propria vita sentimentale: e non perché non abbia successo con le ragazze, piuttosto perché tutte le donne che lo frequentano riescono a tirarsi addosso una serie insopportabile di sfortune, al punto che qualcuna finisce anche in ospedale. La cosa diventa più difficile quando il protagonista incontra una ragazza di cui si innamora veramente (ricambiato) e che vuole tenere a tutti i costi; una storia che sarà messa a dura prova dagli scherzi del destino, che inizieranno ad accanirsi sulla vita personale e professionale della ragazza.,Se l’idea alla base di Per sfortuna che ci sei è simpatica, lo svolgimento del film non riesce però a svilupparsi coerentemente, riuscendo solo a mettere in fila una banale serie di luoghi comuni su lavoro, sentimento e sesso, con situazioni la cui credibilità è veramente al minimo, e interpretate da attori dalla scarsissima personalità. I personaggi peraltro non vengono neanche supportati dai dialoghi, che dovrebbero essere il punto forte di una commedia romantica e solitamente anche un marchio di fabbrica delle produzioni francesi di questo tipo. Il soggetto di Per sfortuna che ci sei vorrebbe probabilmente fare il verso a una delle più famose produzioni della commedia francese, La cena dei cretini, ma purtroppo non riesce nemmeno a vedere da lontano la grazia, l’ironia e le scene esilaranti del film diretto da François Veber. Constatazioni probabilmente condivise anche dalla distribuzione, visto che il film esce in Italia dopo più di un anno rispetto alla Francia, e nel pieno di un periodo estivo che certo non aiuta a richiamare il pubblico nelle sale.,Beppe Musicco,