Se si riduce la storia di Copia conforme, primo film girato da Abbas Kiarostami fuori dall’Iran (in Italia, in Toscana per la precisione) a una breve sintesi, si sente odore di bufala intellettuale: lo scrittore James Miller illustra in una conferenza i temi del suo saggio dal titolo “Copia conforme”. Un saggio sul valore della copia, nell’arte, rispetto all’originale. Valore spesso superiore all’originale stesso. Una donna, fan dello scrittore, entra in contatto con lui dopo la conferenza, gli si offre come guida turistica, entra in confidenza. Tanto che quando una persona li “prende” per marito e moglie, sta al gioco e lo impone all’uomo. Che accetta, fino in fondo: da quel momento i dialoghi, i rimpianti, gli attriti di una coppia di coniugi usurati dalla lunga convivenza saranno i loro, che si trasformano in “quella” coppia. O lo sono davvero e fingevano prima, di non conoscersi?,Sembrerebbe uno di quei film d’autore che esasperano, per intellettualismo e poca attinenza alla realtà. E invece, grazie anche a una straordinaria coppia di interpreti – ancor più sorprendente per l’ardito accostamento di una delle migliori attrici del momento, Juliette Binoche (premiata a Cannes per la sua prova), con il cantante d’opera William Shimell alla sua prima, eccellente, prova nel cinema – il regista iraniano riesce a dirigere miracolosamente un’opera sottile ma profonda. Che gioca appunto sui temi della copia e dell’originale – tanto che, a un certo punto, non è nemmeno più importante capire se quei due fingono (com’è probabile) o sono davvero marito e moglie – ma anche sulla vita e sui rapporti, sulle sconfitte, speranze, miserie, tenerezze, disillusioni di uomini e donne dei nostri tempi. Prendendo due persone e trasformandole in esemplari di umanità ferita, che recitano (come recitano, in fondo, sempre gli attori: e la riflessione sul mezzo cinema è stata presente in molti suoi film) ma sono molto più veri di tanti film apparentemente realistici.,Lo fa forse con un surplus di ermetismo che confina quest’opera a pochi adepti. Ma con una leggerezza e un’emozione non diversa a quando, nel suo Iran, confezionava capolavori come Sotto gli ulivi anch’esso giocati sul vero/falso (un attore e un’attrice recitavano in un film una storia d’amore, e l’uomo si innamorava davvero di quella donna). Certo, per Kiarostami oggi c’è più stile e professionismo e meno semplicità. Ma Copia conforme lo riporta, dopo alcuni anni, su livelli di classe superiore alla media attuale e anche di notevole attenzione allo “scavo psicologico” e ai dettagli dell’anima. ,Nota bene: chi scrive ha visto il film, a Cannes 2010, in lingua orginale; o meglio in varie lingue poiché gli attori passano dal francese, all’inglese e anche all’italiano (la Binoche dà il suo meglio proprio in una scena in cui piange e si arrabbia – in duetto con la toscanissima, e brava, Gianna Giachetti – parlando del “suo” uomo nella nostra lingua). Non sappiamo se la copia che circola nei cinema, con un doppiaggio uniforme, appiattirà tutto o se si sceglierà la via dei sottotitoli. Nel primo caso sarebbe tutt’altro film, molto meno interessante.,Antonio Autieri