In Trap Cooper è il padre perfetto che porta l’amata figlia Riley al concerto della popstar Lady Raven. Durante l’esibizione, però, accade qualcosa di strano; il palazzetto dello sport si riempie di squadre speciali della polizia che sono alla ricerca del serial killer “il macellaio”. Cooper inizia a insospettirsi anche perché “il macellaio” è lui e ora deve trovare il mondo di uscire, senza far insospettire la figlia…

A un anno esatto da Bussano alla porta, M.Night Shyamalan torna al cinema con il thriller Trap, un tributo ai film di Alfred Hitchcock. Il film è diviso in due parti. La prima, molto claustrofobica, all’interno del palazzetto dello sport dove vediamo Cooper – un bravo Josh Hartnett – cercare in ogni modo una via di fuga provando, al contempo, a non impensierire troppo la figlia che inizia a vedere in lui strani comportamenti. In questa prima parte – la più interessante, a nostro avviso – il nostro sguardo di spettatori è quello di Cooper; Shyamalan ci mette dal suo punto di vista, quasi a spingerci a “solidarizzare” con il serial killer sperando che possa trovare il modo di sfuggire alle ricerche della polizia.

La seconda parte, al di fuori del palazzetto, diventa lentamente la più classica caccia all’uomo, quando l’identità del serial killer è svelata, provocando un vero e proprio shock in famiglia, con tanto di scontro finale tra il serial killer e la moglie. In Cooper assistiamo a un cambiamento nei comportamenti, tanto freddo e calcolatore nel palazzetto, quanto a tratti fuori controllo in casa propria anche perché commette un errore; per uscire dall’arena si fa accompagnare fino a casa con la forza da Lady Raven ma è la ragazza, improvvisamente, a prendere in mano le redini del gioco psicologico.

Il personaggio del “macellaio” è il classico uomo dalla doppia personalità che il cinema ha trattato tante volte, compreso lo stesso Shyamalan; basti pensare alla grande interpretazione di James McAvoy in Split. Trap, pur con alcuni punti deboli nella sceneggiatura e snodi risolti troppo velocemente o non approfonditi (il rapporto del protagonista con la madre), è un buon film di genere che per 100 minuti riesce comunque ad avvincere lo spettatore anche se rimane ben lontano dai migliori film del regista di origine indiana, Il sesto senso, The Village e Split.

Una curiosità; Lady Raven è una vera popstar ed è il nome d’arte di Saleka Shyamalan, figlia del regista che compare in un cameo.

Stefano Radice

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