Dai nostri inviati al Lido

A Venezia un altro grande film, ma fuori concorso. E tanti film che partono anche bene, sembrano interessanti, poi si perdono o finiscono senza alcuna prospettiva (umana ma anche artistica, con eccessi di violenza o disperazione). Di questi ne parleremo, eventualmente, solo se e quando usciranno in Italia. Concentriamoci  sui film che possano interessare di più i nostri lettori, che seguono da casa il festival. In concorso è passato il primo dei tre film italiani, e onestamente non ci ha convinto. Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, apprezzati documentaristi, sulla carta era un altro loro lavoro interessante: trovare tracce di immortalità nella natura, da un punto di vista laico. La medusa che si riproduce all’infinito, il funerale di un anziano indiano e il suo popolo che combatte l’estinzione, il restauro delle statue del Duomo (già oggetto di un altro lavoro dei due registi), strumenti musicali creati per durare per sempre da artigiani svizzeri. E riflessioni filosofiche ponderose, tra le poche parole del film. Metterlo in gara per il Leone d’oro sembra una “provocazione” (anche se ci pareva la stessa cosa per Sacro GRA, che due anni fa poi vinse il festival): moltissimi giornalisti nelle proiezioni stampa scappano a gambe levate o dormono della grossa. In questi casi, il film può dirsi riuscito?

The Bleeder di Philippe Falardeau (regista canadese che ci regalò il bellissimo Mr Lazhar), fuori gara, invece vola basso rievocando la vera vita del pugile, Chuck Hepner, che ispirò le imprese di Rocky. Per metà film sembra di rivedere il film di John Avildsen che lanciò Sylvester Stallone e che vinse a sorpresa agli Oscar. Poi, diventa interessante per una serie di spunti come l’entusiasmo del “vero Rocky” per una vittoria che si rivela effimera per lui, l’affetto proprio di Stallone per quel pugile che si diverte a rovinarsi la vita e a non imparare mai dai propri errori, la struggente parabola di autodistruzione (con la moglie che, dopo averlo perdonato varie volte, lo lascia per sempre e la figlia che si allontana). Poi, forse, ci sarà una nuova possibilità per Chuck Hepner. Un buon film, a tratti prevedibile ma che si lascia seguire bene.

È invece un grande film, fuori concorso, Hacksaw Ridge di Mel Gibson, che racconta un’altra storia vera, quella di Desmond Doss, giovane timorato di Dio (è avventista), che decide di arruolarsi nell’esercito durante la seconda guerra mondiale. Ma la sua fede gli dice che è peccato gravissimo uccidere, quindi non vuole sparare e usare armi, ma solo curare i feriti. E, mentre una bella ragazza lo aspetta per sposarlo, finisce nei guai perché nell’esercito non c’è spazio per uno che non rispetta gli ordini. Non sarebbe meglio mollare? Ci sarà un processo, ma poi la sua volontà di finire in prima linea ha il sopravvento. E una battaglia cruciale della guerra contro i giapponesi lo vedrà protagonista. Non si può svelare altro, ma è un film che fa soffrire per i tanti giovani mandati al macello, con le consuete crudezze di Gibson ma anche tanto spazio per la fede di un uomo buono e per la possibilità delle persone di cambiare idea sul prossimo. Da non perdere, quando uscirà in Italia.