Gennaro Parascandolo, geometra napoletano amante delle regole e piccolo imprenditore edile, sta organizzando, insieme a sua moglie Teresa una grande festa sul bellissimo terrazzo di casa per il diciottesimo compleanno della figlia. Un’occasione che Teresa vuole sfruttare per far colpo e crescere nella reputazione sociale.  Nonostante Gennaro reputi il tutto troppo esagerato e costoso (tanto paga lui, si lamenta), per accontentare festeggiata e consorte non ha badato a spese per catering e allestimento della festa. Ma, proprio quando gli ospiti iniziano ad arrivare, una notizia sconvolge i loro piani: l’anziano genitore dell’inquilina del piano di sotto muore improvvisamente. Per buona creanza la festa dovrebbe essere rinviata, ma moglie e figlia si oppongono con veemenza. Sarà compito di Gennaro, invece, provare a convincere la misteriosa inquilina a posticipare di un giorno l’annuncio della morte del padre per permettere alla festa di avere luogo.

A due anni dal suo ultimo film, Se mi lasci non vale, Vincenzo Salemme torna sul grande schermo nella doppia veste di regista e attore, con una commedia tratta dalla sua omonima pièce teatrale. Per l’occasione si fa accompagnare da un nutrito cast che vede, tra gli altri, la presenza di Tosca D’Aquino (la moglie), Iaia Forte (l’inquilina del piano di sotto), Massimiliano Gallo (il secondino, ovvero l’aiuto portiere), Francesco Paolantoni (l’assessore), Giovanni Cacioppo (il prete) e Nando Paone (l’anziano defunto). Salemme cerca di riproporre sul grande schermo il ritmo che la commedia deve avere a teatro. Ma un conto è il palcoscenico, un altro il cinema. L’aspetto debole del film è proprio la sceneggiatura, scritta da Salemme insieme a Enrico Vanzina. Ogni battuta, ogni scambio verbale, ogni momento – nell’intenzione di Salemme e Vanzina – deve essere una gag e far ridere. Non mancano siparietti a tre con Salemme, Gallo e Cacioppo che si scambiano battute e allusioni; alla lunga, però, il meccanismo risulta forzato con il rischio di stufare lo spettatore. Qualche momento divertente c’è (in particolare ci è piaciuta la figura del finto maggiordomo indiano), ma in diverse fasi Una festa esagerata risulta noioso malgrado Salemme cerchi di infondere verve e allegria grazie al suo collaudato mestiere. Brave Iaia Forte e Tosca D’Aquino ma alcuni personaggi sono un po’ irritanti (ad esempio il prete che pensa solo a mangiare, oppure la figlia insopportabile). E peccato per il cameo un po’ sprecato del grande James Senese, autentica icona della musica soul a Napoli.

Ecco, è Napoli con il suo golfo spettacolare a fare da sfondo; Salemme guarda ed evoca con nostalgia i vecchi tempi di una città che ha cambiato pelle soprattutto nelle abitudini e negli atteggiamenti dei suoi cittadini in cui fatica a riconoscersi. Ma è un po’ poco per risollevare le sorti del film, che promette di essere scoppiettante ma che riesce raramente nell’intento.

Aldo Artosin