Gioca col fuoco Alex Proyas, e alla fine si scotta. Già, perché il regista de Il corvo e Io, robot, non proprio un novellino quanto a sci-fi rischia grosso con un film che partendo come un thriller soprannaturale alla Stephen King (o se preferite, parlando di cinema: Darabont o Shyamalan) va a diventare un oggetto non ben identificato, forse un catastrofico duro e puro, più Independence Day che Armageddon. Comunque, non si parte male: la figlioletta dell’astrofisico Nicolas Cage (non in gran forma, stessa imperturbabile faccia protagonista di Next) viene in possesso di strane sequenze numeriche che indicherebbero le più grandi catastrofe naturalistiche e non solo del ‘900, compreso, ovviamente, l’11 settembre. Cage si muove da par suo, svolge le sue necessarie indagini, si ritrova a un certo punto in un altro film (The Ring, o comunque gli ormai passati di moda film giapponesi su bambine-fantasma maledette), per poi scoprire attraverso un arzigogolato meccanismo che comprende anche il suo lavoro l’indicibile. Finale rischiosissimo, ricchissimo di effetti speciali molto coinvolgenti, ma poco giustificato nell’economia narrativa. Proyas non è mai stato un grande autore, anche se qualcuno, prematuramente ai tempi de Il corvo, l’ha scambiato per tale: come già in Io, robot si limita a svolgere il compitino con una discreta professionalità e con attenzione agli elementi di sicuro effetto, ma anche in modo piuttosto anonimo. Il film è però obiettivamente un pastrocchio, sia a livello di sceneggiatura che mescola a caso suggestioni delle più disparate, dal soprannaturale passando all’horror puro arrivando persino allo Spielberg di Incontri ravvicinati, sia a livello interpretativo: Cage non vale nemmeno la metà di Will Smit, protagonista di Io, robot, e si vede. Il suo personaggio sempre più immusonito, stenta a essere credibile, confuso lui più dello spettatore in una storia che, per quanto servita da effetti speciali di grande impatto, prende troppe direzioni senza mai chiuderne una. Interessante, comunque questa nuova ondata di film catastrofici e pessimisti: dopo The Mist, E venne il giorno anche con Knowing c’è poco da stare allegri. Forse che Mr. Obama non salverà il mondo?,Simone Fortunato