I due anziani coniugi Marion e Arthur non potrebbero essere più diversi: lei è radiosa, esuberante, entusiasta; lui, invece, pessimista e misantropo. Marion, indebolita da un tumore, trova conforto nella frequentazione di un bizzarro coro locale della terza età; un’abitudine mal sopportata da Arthur, il quale tuttavia si premura di accompagnare sempre la donna alle prove. Curiosamente, l’unica che, oltre a Marion, riesce a intrecciare un dialogo con l’anziano è proprio la direttrice del coro.,La trama di Una canzone per Marion non è particolarmente ambiziosa e attinge per lo più a contesti situazionali spesso già visti (la gara canora, le fatiche fisiche ed emotive della vecchiaia, persino un difficile rapporto padre-figlio), ma ha comunque il pregio di evitare esagerazioni e molti facili luoghi comuni. Ciò che, anzi, più si fa apprezzare e rimane nel cuore del film di Paul Andrew Williams è forse proprio la sua “spettacolarità contenuta”, ovvero il modo in cui racconta l’intensità di un amore (quello tra i due protagonisti, ma anche quello per il canto) pur senza negarne l’ordinarietà. L’amore di Marion e la bontà della giovane maestra Elizabeth si trasmettono con tale evidenza che non hanno bisogno di manifestazioni grandiose per convincere lo scontroso Arthur a mettere in discussione se stesso e il rapporto con gli altri. Il canto è la fonte dalla quale Marion attinge la propria serenità; con il canto Marion offre al marito uno strumento di comunicazione che le sopravviva e la possibilità di riconciliarsi con la vita.,Difficile non provare simpatia per i protagonisti di questa pellicola, ben interpretati dai veterani Terence Stamp e Vanessa Redgrave, che insieme accumulano più di un secolo di esperienza attoriale; ancor più difficile non farsi coinvolgere dalle loro vicende. Si ride e si sorride, ma i più sensibili preparino anche i fazzoletti.,Maria Triberti