Per l’attrice-cantante Miley Cyrus è il primo film drammatico nonché prima uscita al cinema in un ruolo diverso dal personaggio di Hannah Montana che l’ha resa famosa; è però pure la prima sceneggiatura scritta dal romanziere Nicholas Sparks, anche se dai suoi libri sono già stati tratti diversi film di successo ( Le parole che non ti ho detto, Le pagine della nostra vita, tanto per citare i più famosi).,Nelle vicende sentimentali e molto drammatiche dell’adolescente problematica Ronnie, spedita in una cittadina balneare della Georgia per recuperare il rapporto con il padre musicista divorziato e assente, ritroviamo tutti i marchi di fabbrica di questo autore iper-sentimentale: amori ostacolati da differenze sociali e da traumi del passato, segreti di famiglia, lutti improvvisi, sensi di colpa da superare. Un apparato melodrammatico che potrebbe scoraggiare una parte del pubblico, ma che, se si supera il fastidio per il tono zuccheroso e un po’ da cliché di alcune situazioni (giovani innamorati che giocosamente lottano nel fango, vegliano un nido di tartarughine marine e disegnano i loro contorni con le conchiglie sulla spiaggia) si scoprirà questa volta messo al servizio di una storia realmente coinvolgente, che parla in modo realistico e non banale di legami familiari, di perdono e di riconciliazione.,Tanto per fare un esempio è interessante il modo in cui l’autore racconta il dolore e l’assunzione di responsabilità di un adulto di fronte ad una separazione che inevitabilmente si ripercuote sui figli, anche quando i genitori sembrano averla superata. Così come è raccontata senza sconti la sofferenza di non aver saputo custodire e conservare l’amore e la necessità di essere perdonati per potersi riconciliare con il mondo.,Steve, il padre concertista di Ronnie interpretato con sensibilità e calore dal bravo Greg Kinnear, non nasconde nulla dei propri errori e, anche sollecitato dal tempo che stringe (ma noi e figli scopriremo solo più avanti il perché), non trascura alcun tentativo per riallacciare i rapporti con la figlia, che con lui condivide la passione per la musica e che proprio a causa del suo abbandono ha girato le spalle alla sua più autentica vocazione. È attraverso la musica, ma anche una serie di dialoghi dapprima contrastati e balbettanti, poi man mano più pieni di confidenza, che Steve e Ronnie si riavvicinano, mentre il fratellino Jonah è accanto al padre nella costruzione di un vetro piombato per la chiesa locale, del cui incendio Steve si ritiene responsabile: una linea narrativa discreta ma preziosa, che introduce nel film una dimensione spirituale non da poco.,La storia, che riesce a essere drammatica pur presentando personaggi tutti sostanzialmente degni di amore, di simpatia e di rispetto, mescola con sensibilità ed equilibrio il racconto familiare con la love story delicata e piacevole tra Ronnie e Will, rampollo di una ricca famiglia del luogo, anche lui con i suoi lutti e segreti a carico., The last song è anche un racconto di formazione, che traghetterà la protagonista, attraverso il dolore e la perdita, la gioia del primo amore e la consolazione di quello ritrovato di un genitore, verso la consapevolezza dell’età adulta, fatta anche dell’accettazione della perdita e degli errori propri e di coloro che si amano. ,L’innegabile apertura alla trascendenza che si respira nella storia (la vetrata realizzata da Steve, che vediamo solo in occasione del funerale, rappresenta l’annuncio della Risurrezione di Cristo alla pie donne di fronte al sepolcro) va senza dubbio a credito di Nicholas Sparks, cattolico praticante che sa trasmettere qui la sua fede in modo commovente e reale, dando alla sofferenza di Steve una dimensione sacrificale autenticamente religiosa.,Laura Cotta Ramosino