Ultimo dei wuxiapian (questo il nome dei kolossal cappa e spada cinesi) che ormai da qualche anno hanno cominciato ad arrivare anche nelle nostre sale (nel paese natale sono da anni costanti successi, siamo solo noi occidentali a goderci il cinema cinese soprattutto nella forma di lentissimi drammi festivalieri), il film di Tsui Hark (maestro riconosciuto in patria con qualche esperienza a Hollywood) è un racconto che mescola detective story, ricostruzione d’epoca, racconto d’avventura, magia nera e qualche interessante spunto di attualità.,A scatenare l’azione è la morte misteriosa di alcuni personaggi di spicco legati alla regina Wu che, prima donna nella storia della Cina, dopo 8 anni al potere medita finalmente di proclamarsi imperatrice. A sancire l’evento la costruzione di un enorme statua di Buddha, che diventa il centro degli intrighi di chi mal vede una donna in questa posizione. Tra gli oppositori della regina, ai tempi della sua contestata ascesa al trono c’era anche il protagonista, il magistrato-detective Dee, che ha pagato l’opposizione politica con la prigione. Il che non impedisce alla regina di rivolgersi proprio a lui per fermare la catena di morti prima che arrivi fino a lei o si trasformi in un problema politico.,E in effetti pur condito con tutti gli elementi del genere (magia bianca e nera, duelli volanti e acrobatici, poderose ricostruzioni dei palazzi imperiali), la pellicola di Hark si presta anche ad una riflessione sulla natura del potere, sul senso della fedeltà alla Stato e a chi ne incarna il potere (un tema molto frequentato dal cinema cinese in costume, basti pensare a un capolavoro come Hero) e mette in scena un eroe complesso, che si interroga sul valore delle sue azioni passate e presenti ed è pronto al sacrificio per qualcuno che gli è sempre stato nemico.,Nell’immagine del grande Buddha, simbolo del potere imperiale, su cui incombe la minaccia del crollo e si concentra l’odio dei “terroristi”, si potrebbe anche intravvedere un velato richiamo all’America delle Torri Gemelle, ma sarebbe forse anche voler imporre un eccesso di impianto ideologico ad un film che vuole, e riesce quasi sempre ad essere, un gran bel film d’azione che non deluderà i fan del genere. ,Laura Cotta Ramosino,