Dirigendo una storia che ha scritto insieme al collaboratore abituale Tony Kushner, Spielberg scava nella profondità dei recessi della sua memoria e ci dona due ore e mezza di pura poesia cinematografica, realizzando uno dei migliori film del 2022. The Fabelmans presenta al pubblico Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), una versione romanzata dello stesso Spielberg. Liberamente basato sull’adolescenza del regista e sugli inciampi delle sue aspirazioni, il film si concentra anche sulla famiglia di Sammy e su altre persone che hanno influenzato la sua visione del mondo, nel bene e nel male.

Cresciuto in una amorevole (anche se disfunzionale) famiglia di religione ebraica, il giovane Sammy (interpretato da Mateo Zoryon Francis-DeFord) si innamora per la prima volta del Cinema quando i suoi genitori Mitzi e Burt (Michelle Williams e Paul Dano) lo portano a vedere il suo primo film, Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille. Impressionato dalla potenza delle immagini, Sammy procede a ricreare una scena del film facendo schiantare infinite volte il trenino che aveva chiesto ai genitori per la festa di Hanukkah.

Ma nonostante il sostegno dei genitori al suo amore infantile per il cinema, questi vedono la passione di Sammy in modo diverso. Burt, capofamiglia e ingegnere informatico, lo considera nient’altro che un hobby, desiderando che Sammy possa seguire le sue orme. Al contrario, la madre Mitzi, abile pianista, vede invece nel cuore di suo figlio attraverso l’amore per l’arte. Una comprensione che darà la spinta a Sammy quando dovrà fare delle scelte. Ma l’amore di Sammy per la madre è messo a dura prova, quando le riprese e il montaggio di un particolare evento familiare lo portano a una scoperta scioccante che potrebbe distruggere la famiglia. E non che le persone intorno a Sammy non lo mettano in guardia: perseguire ciò che ama di più potrebbe comportare conflitti con sé stessi, con le aspettative della società e con la sua stessa famiglia.

Comprensibilmente, tali pressioni potrebbero sembrare determinanti, ma non per il giovane Fabelman, ma non per Steven Spielberg. Dallo “zio surrogato” di Sammy, Benny (Seth Rogen in uno dei suoi migliori ruoli di sempre) al suo eccentrico prozio Boris (Judd Hirsch in un ruolo degno dell’Oscar) Sammy giunge alla conclusione che, è vero, possono sorgere conflitti lungo il percorso segnato dalla sua passione, ma il potere dei film può allo stesso tempo aiutarlo a vedere la verità, non solo della sua famiglia, ma anche di sé stesso. I continui spostamenti della famiglia quando il padre riceve nuove proposte di lavoro, il primo filmino girato a 12 anni, l’antisemitismo che ha subito regolarmente a scuola, il divorzio dei suoi genitori; Spielberg rispolvera i ricordi che avrebbe potuto tenere per sé e che invece mostra a testa alta, adattandoli tutti per lo schermo.

Come con la maggior parte dei film che trattano della ricerca della realizzazione dei propri sogni, The Fabelmans segue una struttura narrativa relativamente semplice; ma ciò che manca nelle sorprese narrative, è più che compensato dal cuore di chi racconta. Per la passione e la forza del ricordo, il film di Spielberg può essere paragonato a quel che è stato Nuovo Cinema Paradiso per Giuseppe Tornatore e, in un parallelo letterario, ai racconti familiari di Isaac Singer o di Chaim Potok. Perché tutto fa parte del grande racconto della vita di un ragazzo il cui grande desiderio è condividere con gli altri le sue esperienze e i suoi desideri, attraverso lo sguardo, amplificato e arricchito, della macchina da presa.

Beppe Musicco

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