In Masquerade, Pierre Niney interpreta Adrien, un giovane attraente e disilluso che si guadagna da vivere facendo il gigolò e soddisfacendo donne anziane, in particolare un’ex star eccentrica e alcolizzata, interpretata da Isabelle Adjani.

Marine Vacth interpreta invece Margot, una giovane e bella truffatrice che deruba uomini ricchi senza alcun sentimento o rimorso. Determinata quanto spietata, sogna un’altra vita per la sua bambina e per lei, anche a costo di rovinare la bella coppia formata da François Cluzet ed Emmanuelle Devos.

Sotto lo sguardo di una vendicativa ex albergatrice, interpretata da Laura Morante, l’incontro di questi due esseri feriti li condurrà a giochi di potere e tradimenti destinati al fallimento sotto il sole della Costa Azzurra (“Un luogo assolato popolato da esseri oscuri”, come scrive in epigrafe Somerset Maugham), ideale luogo fantasticato per l’acuto cinismo di Nicolas Bedos: “I ricchissimi vi si annoiano, i ricchi si fingono ricchissimi e gli altri muoiono di gelosia”. In questa mascherata di sentimenti che si svolge in una decadente riviera, Marine Vacth è perfetta nel ruolo della femme fatale e il lussuoso cast è in sintonia con questa scintillante ambientazione che rasenta il film corale per rendere le ville i luoghi della città un brulicare di desideri, dove il sentimento è la chiave in mano agli astuti manipolatori. Bedos mette in luce molti temi: la rilettura di Viale del Tramonto, il sesso come apparente affermazione di un amore libertario, gli intrighi (traffico di quadri, le numerose truffe), la moltiplicazione delle coppie mediante una serie di flashback in occasione di un processo su cui si torna a intervalli regolari. Nonostante la durata il film non è pesante e il ritmo è ben tenuto; la messa in scena, molto dinamica, apre un passaggio in continuo movimento all’interno di questi diversi strati, e offre un’immagine dalla fotografia di indiscutibile fascino.

Ma soprattutto l’occhio acuto del regista sembra essere sostenuto da uno sguardo feroce sul genere umano, tanto che i vincitori di questo gioco di follie sono quelli riusciti a volgere a loro favore le spinte a una decomposizione generale che non risparmia niente e nessuno.

Beppe Musicco

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