L’ultimo film di supereroi di una stagione che ha regalato (e regalerà) pellicole attesissime è quel che in gergo viene definito un reboot (ripresa di una saga). Le origini dell’Uomo Ragno erano state raccontate infatti solo 10 anni fa da Sam Raimi con Tobey McGuire ottimo protagonista e la pellicola aveva prodotto ben due sequel di successo (il numero 2, a detta di molti, è uno dei migliori film di supereroi di tutti i tempi).,Visti i dati degli incassi negli Usa e nel mondo bisogna concludere che la storia dell’adolescente nerd che grazie a una puntura di ragno si trasforma in un giustiziere mascherato – prima alla ricerca di vendetta (su un ladruncolo che ha fatto fuori suo zio) e poi in missione per salvare gli innocenti – ha ancora molto da dire soprattutto al pubblico degli adolescenti. Benché il 3D della pellicola sia efficace e di alto livello e le acrobazie sui grattacieli certo ben dirette, è chiaro che il leit-motiv “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” è ancora un monito potente, anche se la vicenda non aggiunge nulla di nuovo a quello che abbiamo già visto e anzi ogni tanto allunga il brodo più del dovuto. La prima parte, soprattutto, indulge sulla vita scolastica di Peter, che più che uno “sfigato” sembra qui un ritroso tormentato ma pronto ad esplodere, almeno finché la ragazza giusta non entra a forza nella sua vita.,E lasciamo perdere che a voler fare le pulci la sceneggiatura del film fa acqua da tutte le parti: Peter entra ed esce senza mostrare un documento da un laboratorio super segreto, il cattivo di turno cambia idea ogni cinque minuti e fa esperimenti nelle fogne riprendendosi con una telecamera mentre fa monologhi deliranti, caccia il giovane Parker dal laboratorio e poi se ne esce lasciandolo lì con un topone geneticamente modificato.,Nonostante le numerose incongruenze la storia prende e il regista Mark Webb (che viene dalla anti-romantic comedy 500 giorni insieme) sfrutta il più possibile il lato sentimentale con una Gwen costretta a mettere all’angolo il ritroso Peter per poterlo invitare a cena a fargli conoscere papà (che è anche il capo della polizia).,La scena probabilmente più riuscita del film è quella in cui i due ragazzi sul terrazzo di casa Stacey e con i grattacieli di New York sullo sfondo, hanno finalmente un momento per le confidenze: solo che mentre lui cerca di dirle della propria “attività” come eroe mascherato, lei si aspetta una dichiarazione d’amore e si comporta di conseguenza. Metafora, se ce ne fosse mai bisogno, delle ragioni che portano i due sessi a vedere film di questo genere. ,Il cattivo dottor Connors, desideroso di procurarsi l’integrità fisica (è senza un braccio e fa esperimenti con le lucertole sperando di riuscire a farsene spuntare uno nuovo) e di eliminare dal mondo l’imperfezione (trasformando in rettile metà della popolazione di Manhattan) a momenti ricorda, ma decisamente in una chiave meno convincente, il Magneto di X-Men, un villain che voleva trasformare i potenti della terra in mutanti per evitare la discriminazione. Connors è il classico scienziato che gioca a fare Dio (anche se intuiamo che sopra di lui potrebbe esserci qualcuno di più potente e malvagio) e la sua conversione finale, ad effetto del siero esaurito, lascia ben poca soddisfazione. ,Ciò non toglie che la battaglia in cima a un grattacielo sia veramente ben girata e alla fine Peter, con i riccioli al vento e due occhiali alla Harry Potter, si conquisti meritatamente la nostra simpatia. Peccato che nel finale quello che in origine era un profondo momento di riflessione riguardo il sacrificio e il suo valore, diventi una parodia di una scelta profonda (con una promessa a un moribondo disattesa a cuor leggero dopo 5 minuti). Non sappiamo ancora dove andranno a parare i nuovi film di Spider-Man (e dati gli incassi ce ne saranno di sicuro), ma speriamo che nel frattempo qualcuno decida di dare un po’ più di spessore alla storia per sostenere gli effetti speciali (ottimi) di cui la pellicola è piena.,Laura Cotta Ramosino