Reggie è un tacchino intelligente e perciò isolato nell'allevamento in cui vive in attesa di finire sulle tavole degli Americani il giorno del Ringraziamento. Isolato perché diverso: troppo fine il suo cervellino in confronto a quei beoti dei suoi compagni che credono ancora che l'allevatore sia il loro amico. Così, dopo una serie di vicissitudini che lo porteranno a conoscere un tacchino muscoloso ma un po' tocco, Jake, a capo del Fronte di Liberazione Nazionale dei tacchini e addirittura il Presidente degli Stati Uniti, Reggie si trova addirittura a viaggiare a ritroso nel tempo, nel XVII all'epoca della prima Festa per il Ringraziamento. Animazione non eccezionale, non tanto sul piano tecnico, più che sufficiente ma sul piano dell'intreccio, dei caratteri (deboli) e delle gag comiche (ancora più deboli). Due problemi di partenza. Il primo è tutto italiano e ha a che fare con un titolo fuorviante e che pesa come un macigno sul film. Tacchini in fuga (il titolo originale è Free Birds) non c'entra nulla con Galline in fuga, il grande film prodotto nel 2000 dalla Aardman di Shaun The Sheep e infinitamente più complesso e divertente del film con i tacchini dietro cui invece c'è la texana Reel Fx, che con la Sony aveva realizzato tra il 2008 e il 2010 per il mercato home video i due seguiti di Boog & Elliot (non proprio due capolavori). Il secondo problema è che il Giorno del Ringraziamento è un attimo fuori fuoco almeno per chi non è nato e cresciuto negli States, il che crea dei problemi di immedesimazione allo spettatore non statunitense. Non è il solo problema: la vicenda che inizia come la più classica delle storie disneyane con un diverso al centro della narrazione prende troppe strade, apre troppe parentesi. Insomma, complica per nulla: la parentesi con protagonista il Presidente degli U.S.A e la figlioletta è davvero poca cosa sia in termini puri di comicità (che non riesce quasi mai) sia in termini narrativi. Va un po' meglio nella seconda parte quando, dopo un'altra svolta piuttosto inverosimile con al centro un'improbabile macchina del tempo, Reggie e Jack si ritrovano nel ‘600 con lo scopo di scongiurare il primo Giorno del Ringraziamento in collaborazione con tacchini selvatici vestiti da indiani. Storia semplice e nodi narrativi trattati in modo molto minimale: il paradosso temporale che fa tanto Ritorno al futuro e che sarà fondamentale per la conclusione della vicenda è per esempio trattato in modo superficiale e sembra il più classico degli artifici di sceneggiatura per arrivare al dunque felici e contenti. In definitiva, un prodotto semplicissimo, curato dal punto di vista tecnico e che farà sorridere ma solo a intermittenza. Per essere un esordio cinematografico, forse, può bastare.,Simone Fortunato,