Dallo sceneggiatore di 'Traffic', Stephen Gaghan, un film che ripercorre almeno da un punto di vista narrativo proprio il film di Soderbergh sul traffico di droga tra USA e Messico. Un film politico innanzitutto, smaccatamente antigovernativo, ma con poche ragioni a sostenere la tesi. Tutto è collegato – recita il sottotitolo al film, e in effetti Gaghan si impegna a dimostrare che, a partire dagli interessi petroliferi, il governo statunitense e il suo braccio armato e spietato, la Cia, tenga in un certo senso in ostaggio l’intero Medio Oriente (il film non ha un ambientazione specifica ma è facile ritrovare molti riferimenti all’Iraq). Interessi forti, milioni di petroldollari per i quali gli americani non esitano a mantenere sotto controllo l’intero scacchiere mediorientale, non rinunciando a utilizzare i mezzi più sporchi, come in occasione dell’attentato all’emiro illuminato, il principe Nasir. E non esitando nemmeno a mandare a spasso senza preavviso operai musulmani sottopagati che non possono a quel punto che vendicarsi diventando kamikaze. E’ colpa dell’America sempre e comunque, dice Gaghan che non cita, ameno apertamente Bush, ma ci fa sentire sempre la presenza ingombrante e crudele del Presidente sanguinario: dietro le macchinazioni della Cia, dietro gli attentati terroristici commissionati dal governo, dietro lo sfruttamento di intere popolazioni musulmane soffia la politica imperialista dell’America di Gorge W. Bush. Insomma, tutto è collegato, ma in modo forzato e unilaterale. Il cinema hollywoodiano ha una grande e florida tradizione di cinema politico e di denuncia, anche aspra di fronte al governo. Gente come Alan J. Pakula, Oliver Stone, lo stesso Clooney di Good Night e Good Luck sono stati critici di fronte al governo e hanno dato il via a polemiche anche piuttosto importanti. Hanno aperto un dibattito interno o esterno (si pensi anche a Michael Moore e all’ondata di documentaristi spesso ostili a Bush in corso in questi ultimi anni). Ma 'JFK' o 'Tutti gli uomini del Presidente' avevano altro respiro e, soprattutto altre ragioni da vendere rispetto a 'Syriana'. Erano film che avevano una certa complessità nella definizione di storie e personaggi che in 'Syriana' manca completamente. Anzi, si può dire che 'Syriana' è tanto complicato (e a volte un po’ contorto da un punto di vista narrativo), quanto semplicistico nell’affronto di problemi mica da ridere che Stephen Gaghan mette in campo. Troppo facile (e in assoluto disprezzo della scottante e drammatica attualità), dividere il mondo a metà: da una parte l’America illiberale e violenta degli interessi e dei sotterfugi; dall’altra, il mondo arabo tollerante come il principe Nasir e sfruttato oltre qualsiasi immaginazione. E a cui rimane un’unica arma: combattere. La mano insanguinata di Bush contro lo spirito libero e disinteressato dei compagni musulmani. Ahmadinejad e Gheddafi compresi.,Simone Fortunato,