Twilight fa scuola: non potendo sfacciatamente replicare le avventure del vampiro malinconico, la Disney, in collaborazione con la Dreamworks di Spielberg, con Io sono il numero quattro ci presenta le avventure dell’alieno malinconico. John Smith (è ovviamente un nome di copertura) sembra un ragazzo come tanti altri, ma in realtà è un extraterrestre, che insieme al suo tutore Henri si nasconde sulla terra per sfuggire ai killer di un’altra malvagia razza aliena che vogliono uccidere tutti quelli come lui. In realtà ne sono rimasti pochi: lui è il numero Quattro, e i primi tre sono già stati fatti fuori. Per questo John cambia spesso luogo e identità, in attesa di sviluppare qualità che lo rendano capace di affrontare i feroci cacciatori. All’inizio lo vediamo spavaldo mentre compie evoluzioni con la sua moto d’acqua e partecipa a feste sulla spiaggia. Ma, essendosi reso troppo visibile, il suo tutor pensa di portarlo in un buco di paesino piovoso, tanto per ricordare (come anche in Twilight) che un personaggio malinconico funziona meglio con un bel cielo plumbeo sopra di sé. Anche John Smith incontrerà una ragazza: bella, ex fidanzata del campione di football e bullo capo della scuola, appassionata di fotografia su pellicola (e chissà la fatica che fa per trovarle e farle sviluppare). Ovviamente quando arriveranno i cattivi, John dovrà cercare di salvare se stesso e la ragazza, trovando però inaspettato soccorso da Numero Sei, una biondina che gira in Ducati e pianta lame da mezzo metro nella pancia dei cattivi. Molti salti e botti, espressione perennemente ingessata del protagonista Alex Pettyfer, che ha sempre l’aria di chi è stato colto con le mani nella marmellata, un paio di combattimenti troppo veloci per essere apprezzati, molte sparatorie innocue, personaggi di contorno appena sbozzati. In compenso, una serie di evidenti richiami che dovrebbero stimolare la voglia di sequel. Una strada che sembra molto impervia.,Beppe Musicco