La vittoria a sorpresa ai recenti Oscar 2017 di Moonlight, l’outsider diretto dal poco conosciuto Barry Jenkins, contro il favoritissimo La La Land di Damien Chazelle fa ancora discutere a Hollywood, e non solo. Ricordate? Il musical con Emma Stone e Ryan Gosling, che fino a quel momento aveva portato a casa sei pesantissime statuette (e in precedenza aveva vinto 7 Golden Globes e tutti i premi possibili della critica nei mesi scorsi), all’ultimo si è visto “scippare” il premio principale, quello al miglior film; con tanto di beffa di errata proclamazione.

Ma come mai tale clamorosa sorpresa? L’exploit di Moonlight è stato interpretato variamente. La rivincita della comunità nera a Hollywood dopo le polemiche sulle discriminazioni di registi e artisti di colore negli Oscar “troppo bianchi” dell’anno prima (e di conseguenza il senso di colpa dei votanti “visi pallidi”)? La reazione alle troppo violenze degli ultimi mesi contro gli afroamericani da parte della polizia? Una ribellione contro le politiche del neo presidente Trump? Tutto ci può stare, e anche un sincero e legittimo riconoscimento di superiorità di un film – per noi molto sopravvalutato – sull’altro. Di ingiustizie è piena la storia degli Oscar, come di altri premi o festival. Ma è strano, perché Chazelle aveva appena vinto il premio per la miglior regia, e per decenni i due premi principali sono andati in coppia.

In realtà è da alcuni anni che le cose sono cambiate. Anche a causa di un meccanismo di voto modificato, proprio e solo per la categoria miglior film. Un meccanismo che sembra favorire le sorprese: come accadde anche lo scorso anno, quando Il caso Spotlight vinse a sorpresa il premio come miglior film (e solo due statuette complessive: mai successo un numero così basso per un “miglior film”), a svantaggio del favoritissimo Revenant.

Ma come avvengono, dunque, le votazioni per gli Oscar? Intanto, i votanti: sono ammessi al voto tutti i membri dell’Academy (il cui nome per esteso è “The Academy of Motion Pictures, Arts and Sciences”). Sono circa 6800 professionisti del cinema (il numero esatto è segreto) di tutte le categorie, più tutti i vincitori, americani e non, delle passate edizioni. Tutti  possono assistere a proiezioni riservate che si tengono a Los Angeles, Londra e New York, o anche vedere i film in rete con un’apposita password. Su richiesta possono anche ricevere un cofanetto coi dvd dei film in concorso. Le nomination vengono decise dai membri di ogni categoria: gli scenografi per le scene, i registi per la regia, i produttori per il miglior film, e così via. Annunciate le nomination, al voto finale per la consegna dei premi tutti possono votare per tutti, anche se la consuetudine è che gli Oscar tecnici continuino a essere votati solo dai membri delle stesse categorie (famosa è la battuta di Randy Newman, compositore più volte premiato per le sue canzoni e noto a Hollywood per il suo abbigliamento trasandato: «Ma pensate che uno come me possa votare per i migliori costumi?»).

Ma se per tutte le categorie ognuno si limita a dichiarare un titolo o un nome, per il miglior film bisogna elencare i film preferiti dal primo all’ultimo dei nove nominati. Il più votato come numero 1, vince al primo colpo solo se ottiene almeno la metà dei voti. Altrimenti, si elimina l’ultimo classificato e si analizzano le schede che aveva ottenuto come numero 1, vagliando anche i film in seconda posizione. Se un nominato arriva alla metà dei voti, ha vinto. Altrimenti si elimina un altro candidato, sempre ovviamente l’ultimo, e si ripescano le sue schede per prendere in considerazione i numeri 3… Questo aumenta di molto la rosa dei possibili vincitori e offre molte più possibilità, per esempio, a un film segnalato da un gran numero di votanti in seconda o terza posizione piuttosto che a un film segnalato da tanti al primo posto, ma da un minor numero di votanti allargando lo spettro alle altre posizioni di vertice. Tutto ciò, magari per scongiurare la “vittoria annunciata” di un favorito che dopo mesi di vittorie “di tappa” (i premi delle associazioni dei critici, i Golden Globes, i premi di altre nazioni come i britannici Bafta) sta diventando “antipatico”. Senza contare che chi vota un solo film, invece che elencare tutti i 9 candidati in ordine di preferenza, si vede annullare la scheda: e con tanti votanti molto anziani, la cosa non deve essere così rara…

Tale astruso meccanismo – se non ci avete capito molto non preoccupatevi: noi ci siamo scervellati parecchio per comprenderlo e spiegarvelo – è il cosiddetto “sistema preferenziale”: pare si siano ispirati al sistema elettorale australiano. E come tanti sistemi elettorali moderni, il risultato è stato un gran pasticcio. E un’ingiustizia per La La Land, che probabilmente con il “vecchio” sistema avrebbe vinto anche la statuetta principale. Meritatamente.

Antonio Autieri