Non un granché questo film firmato da Levy, regista di commedie non sempre riuscitissime e dall'umorismo un po' grossolano (Oggi sposi … niente sesso; il remake de La pantera rosa; i due capitoli di Una notte al museo). Il filone è quello molto in voga negli anni '80 della commedia degli equivoci in rosa e non, come il titolo italiano lascerebbe intendere, uno pseudo sequel dalla comicità di grana grossa di Una notte da leoni. Levy, come sempre, si affida all'estro dei suoi protagonisti, Carell e Fey, volti comici noti al pubblico americano e i cui giochi verbali sono annichiliti da un doppiaggio che smorza inevitabilmente la comicità proveniente dall'estero. I due, a dire il vero, non sono male e incarnano bene, anche per la loro fisicità non proprio straordinaria, i genitori medi americani e non solo. Sommersi dal lavoro e dallo stress dei figli, si concedono una libera uscita settimanale che affrontano con stanchezza e disagio. Meglio il comodo divano di casa, che una uscita romantica. Come dare a loro torto?, ci verrebbe da dire, pensando a noi e ai nostri figli davvero troppo esagitati. Comunque: il film ha un bell'inizio, in perfetto family movie, e Carell e la Fey sono simpatici e “quotidiani”. I problemi arrivano alla prima “svolta” del film, quando i due vengono scambiati per altri. Il ritmo narrativo rimane accelerato ma si ha l'impressione che gli elementi comici vengano persi per strada, più probabilmente per un problema di sceneggiatura che per una regia che, per quanto “media”, non incappa in grossi errori. Cosa che fa invece Josh Klauser (sceneggiatore anche degli ultimi due Shrek), se è vero che non mantiene troppo a lungo l'ambiguità scaturita dallo scambio di persona e risolve in pochi minuti il “mistero” della chiavetta tanto desiderata. Il resto, eccezion fatta per un paio di situazioni molto gustose, è pura routine nemmeno troppo divertente. Meno volgare di altri titoli simili (ma sempre volgare), Notte folle a Manhattan è un modesto intrattenimento, confezionato con una certa professionalità ma che fallisce proprio sul piano della brillantezza della scrittura col risultato di non soddisfare del tutto il pubblico alla ricerca di un prodotto di divertimento puro.,Simone Fortunato,