Ann Lee nasce a Manchester nel 1736. Viene da una famiglia numerosa e fin da bambina è animata da una forte fede religiosa che prova a trasmettere al fratello minore, William. Sono anni difficili e di povertà. Ann Lee si sposa e perde quattro figli nel primo anno di vita. Il suo fervore religioso la porta ad essere arrestata ma, una volta uscita di galera, non rinuncia a questo suo percorso. Dotata di un forte carisma, crea attorno a sé una comunità, gli Shakers, che vive in assoluta castità e un esasperato sentimento che si manifesta con danze e canti. Non trovando spazio a Manchester, Ann Lee – ormai chiamata Mother Ann – e i suoi seguaci si trasferiscono nel New England americano dove fanno proseliti, costruiscono nuovi insediamenti ma devono difendersi da pregiudizi e persecuzioni…
Il Testamento di Ann Lee è il terzo film per la regista e sceneggiatrice Mona Fastvold, dopo The Sleepwalker e Il mondo che verrà. Scritto insieme al marito Brady Corbet (regista di The Brutalist), Il testamento di Ann Lee si muove tra biografia, film storico e musical con l’intento di valorizzare la tenacia, la forza e il coraggio “rivoluzionario” della mistica Ann Lee, impersonata benissimo da Amanda Seyfried, reduce dal successo planetario di Una di famiglia – The Housemaid. Grazie alla sua personalità, alla forza della sua fede e alle visioni che la guidavano, Ann Lee fece degli Shakers una comunità dedita al lavoro e alla preghiera, in cui non c’erano distinzioni di ruoli tra uomini e donne, non era possibile alcun contatto sessuale e si rifiutava la schiavitù e la guerra. Il film questi aspetti li racconta bene, forte anche di una fotografia e un aspetto coreografico per i canti e i balli ben riuscito. Tuttavia, il lavoro di Mona Fastvold lascia anche diverse perplessità nello spettatore. La prima è legata alla lunghezza del film, 130′ risultano troppi per una storia dai toni cupi in cui vengono proposti molti temi ma nessuno è approfondito veramente; sfugge – ad esempio – il messaggio escatologico che gli Shakers volevano lanciare al mondo con il loro modo di vivere. Non ci sono mai momenti di leggerezza, gli inserti musicali talvolta risultano sono troppo lunghi e alla fine il rischio è di non empatizzare con la storia raccontata. Il Testamento di Ann Lee, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è sicuramente un lavoro interessante ma avrebbe potuto essere molto di più.
Stefano Radice
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