Film sciattissimo quanto a confezione, narrativamente debole e per di più con effetti speciali sotto la decenza. Il secondo film di Stefan Ruzowitzki, premio Oscar per il miglior film straniero con il bel Il falsario lascia piuttosto perplessi. E non basta il marchio Disney che, misteriosamente, ha distribuito il film, a cancellare i tanti difetti che segnano questo film di neanche un’ora e mezza. La storia, semplice, quasi banale, prende le mosse da un libro magico che finisce per mezzo di un goffo draghetto nelle mani di una ragazzina, Martina (in originale Lili). Rossa di capelli, non una gran simpaticona a dire il vero, vive con il fratellino e la mamma che gestisce una biblioteca. Il padre, come spesso accade nei film per bimbi – e non solo Disney – non è semplicemente pervenuto. Arriva il libro ed è subito magia: espressa, ahinoi, con effetti speciali di livello bassissimo, oltre tutto accompagnati da un’animazione altrettanto pessima del draghetto Ettore. Seguono vicende varie con al centro il cattivo di turno, Geronimo, mago dai modi buffoneschi e che, novello Hitler, vuole mettere le mani sul libro magico per sottomettere il mondo. Il film ha un punto almeno di decenza: la mancanza di volgarità, anche se non mancano fastidiosi ammiccamenti alla sfera affettiva: fidanzatini a 10 anni, tanto per intenderci, come se fosse la cosa più augurabile e normale del mondo. Prolisso, nonostante la durata esigua, poco divertente, Maga Martina sembra a tratti la semplificazione infantile del mondo di Harry Potter girato letteralmente nel cortile di casa. In una piccola parte si rivede – ma questa volta con dispiacere – Karl Marcovics, il protagonista de Il falsario.,Simone Fortunato,