Non è il solito film di supereroi fracassone e autoironico. Watchmen è qualcosa di più: più complesso, più intricato, più cupo, più ricco di riferimenti letterari e cinematografici. E’ qualcosa di più vicino per complessità e densità a Il cavaliere oscuro. Watchmen è soprattutto la trasposizione cinematografica di una graphic novel di culto disegnata da Dave Gibbons e scritta da Alan Moore (lo stesso di V per vendetta, che però ha preso le distanze dal film). La storia, diretta dallo Zack Snyder di 300, è ambientata nel 1985 in piena guerra fredda, quando in America spadroneggiano Henry Kissinger e Richard Nixon, ormai giunto al quinto mandato presidenziale e vittorioso in Vietnam e il conflitto con l’URSS sembra inevitabile: un gruppo di supereroi in maschera capitanato dal Dr Manhattan viene colpito da uno strano killer che sembra aver preso di mira proprio solo gli uomini mascherati. Raccontata così, la storia sembra quella di un thriller qualsiasi, ma in realtà il film è molto più complesso, sia da un punto di vista narrativo per le continue stratificazioni che danno luce sui vari personaggi in gioco, il passato e il carattere di ognuno dei quali è rievocato attraverso lunghi flashback, sia dal punto di vista strettamente ideale e, per così dire, filosofico, per la nuova connotazione data ai supereroi. Che non sono più adolescenti problematici ma sono uomini fatti e finiti alle prese con i problemi della vita, con la malattia, con la morte, con i rapporti umani che si deteriorano. Ognuno dei protagonisti ha una specificità caratteriale: il Dr Manhattan, un fisico nucleare che in seguito a un incidente è diventato una sorta di dio composto di sola energia, capace di vedere e attraversare il tempo, l’unico reale strumento per impedire lo scoppio della guerra nucleare, è un essere distante da tutto e da tutti, che nella sua infinita sapienza vede il passato, il presente e il futuro ma non riesce, paradossalmente, a vedere le persone e a entrare in rapporto con loro. Accanto a lui, altri personaggi diversi e problematici: Il Comico è un personaggio ambiguo e violento che non faticherebbe a trovare un posto tra i cattivi di qualsiasi altro fumetto; Il Gufo Notturno è una sorta di Batman più fragile; Spettro di Seta II, figlia di Spettro di Seta I è una donna bellissima ma con parecchi punti deboli e Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo ma altrettanto cinico. Ma il personaggio più interessante e significativo è Rorschach, un supereroe violento e sociopatico, radicale nella vendetta ma anche nell’affermazione del bene e della verità, uno che non cede mai ai compromessi, “neanche di fronte all’Apocalisse”, come afferma nel finale. Snyder non deve aver avuto vita facile a mettere per immagini una storia avvincente e cerebrale ma lo fa con un certo gusto pittorico, rimanendo molto fedele anche alle inquadrature del testo di partenza e soprattutto con una regia “plastica” che lavora molto sui corpi e sull’azione. Bellissima la trovata dei set dei titoli di testa, accompagnati, interamente, da The Times They Are a-Changin’ di Dylan, ma per tutto il film in realtà la colonna sonora e le musiche sono azzeccate e suggestive. E se non mancano i difetti, riconoscibili soprattutto nella parte finale, un po’ troppo affrettata, non mancano neanche le sequenze altamente evocative, come la sequenza su Marte, in cui, forse per 40 giorni e 40 notti, l’apollineo Dr Manhattan si ritirò allontanandosi da una Terra dominata dalla menzogna e dal sangue.,Simone Fortunato