Shoshana è ambientato durante l’occupazione britannica della Palestina nel 1938. A Tel Aviv c’è tensione tra la popolazione mista di ebrei e arabi e gli inglesi stanno lottando per mantenere il controllo. In mezzo a questo caos, Tom Wilkin, un agente di polizia inglese, si è profondamente innamorato di Shoshana, la figlia del fondatore del movimento laburista sionista. La loro relazione è messa in discussione dalla violenta campagna di un gruppo paramilitare israeliano in lotta contro gli arabi e gli occupanti britannici. Mentre le minacce di morte incombono, Shoshana è combattuta tra le sue emozioni e il pacifico perseguimento dello stato ebraico…

Michael Winterbottom è un regista britannico molto prolifico, impegnato sia sul fronte cinematografico (The Killer Inside Me, The Road to Guantanamo, Cose di questo mondo) che televisivo. Shoshana è un progetto che parte dal lontano, dal 2010, quando tra i protagonisti ci sarebbe dovuto essere Colin Firth. Per svariate vicissitudini, la lavorazione è iniziata nel 2021 e il film è stato presentato solo a settembre 2023 al Toronto Film Festival. Questa specificazione è doverosa per chiarire che Shoshana è stato realizzato prima dell’aggressione terrorista da parte di Hamas in Israele il 7 ottobre 2023 e della conseguente e brutale guerra da parte di Israele nella striscia di Gaza. Michael Winterbottom, quindi, aveva in mente da anni un film che andasse alle origini del dramma che sta infuocando il Medio Oriente, in particolare la Palestina e lo ha fatto prendendo come spunto la vicenda di Shoshana Borochov (impersonata da Irina Starshenbaum), un’ebrea russa arrivata a Tel Aviv con la famiglia negli anni venti del secolo scorso.

Shoshana è in primo luogo un dramma storico, un film politico che ricostruisce l’ambiente, le divisioni e le lotte che esplosero nella Palestina controllata dai britannici tra il 1920 e il 1948, anno della fondazione di Israele. Al di là degli odi tra ebrei e arabi, Shoshana mostra la nascita e la diffusione di movimenti paramilitari ebraici che con metodologie terroriste provarono a rivendicare le ragioni sioniste della legittimità di uno stato israeliano. Dall’altra mostra il tentativo vano degli inglesi di controllare e soffocare quei movimenti per continuare a regnare su un’area molto complicata ma strategica. Il film, però, è anche un classico melò con il racconto dell’impossibile storia d’amore tra la protagonista e il poliziotto inglese Tom Wilkin (Douglas Booth).

Nella realizzazione del film si nota come Michael Winterbottom sia stato più concentrato e focalizzato nel ricostruire in modo molto didascalico gli eventi drammatici di quegli anni ma questo, a nostro avviso, non ha giovato a Shoshana. Ne è risultato un film molto controllato ma che non trasmette il necessario pathos che ci si potrebbe attendere da un lungometraggio di questo tipo; anche gli attori sono sembrati un po’ frenati. Di certo Shoshana è un film di grande attualità, un atto di accusa contro la violenza, gli estremismi e il colonialismo, non facilissimo da proporre in questo preciso momento storico.

Una curiosità, non potendo girare direttamente sul posto, alcune scene sono state realizzate in Puglia.

Stefano Radice

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