Intenso dramma famigliare diretto dal regista di Notting Hill e di The Mother, quest'ultimo – la storia di un amore tra una donna matura e un uomo molto più giovane di lei, piuttosto simile a Le weekend per tematiche e trattazione dei personaggi. ,Parigi, oggi. Sbarcano in aeroporto una coppia non più giovanissima di turisti inglesi. Lui, Nick (il solito, straordinario Jim Broadbent), ha modi gentili, guarda con venerazione la moglie ed è professore di filosofia all'università. Lei, Meg (la Lindsay Duncan già vista in Questione di tempo) è insegnante di biologia alle scuole superiori, dai modi un po' burberi, addirittura intrattabile in alcuni momenti. Sembrano una coppia felice ma, man mano che il film si dipana tra camere d'albergo, suite di lusso e cene a ristoranti di gran classe, gli scricchiolii della loro vita di coppia si fanno sentire, fino all'entrata in scena di un personaggio tanto affascinante quanto vanesio (Jeff Goldblum) al cui raffinato party avverrà una sorta di resa dei conti. ,Film interessante e ben scritto da Hanif Kureishi, già autore dello script di The Mother. Interessante, perché dietro lo schema del dramedy dell'avventura d'amore senza età si innestano personaggi e dinamiche affettive non banali. Il personaggio più centrato e più bello è senz'altro quello di Nick: autoironico e sornione, timido professore della provincia inglese, è pervaso da un'autentica adorazione per la moglie bisbetica a cui guarda sempre con affetto (anche troppo: la sequenza in cui chiede con insistenza di poter dare una sbirciatina alle pudenda della consorte è uno scivolone volgarotto). Le vuol bene, nonostante un certo disincanto di lei che vorrebbe “ricominciare da zero” e che, senza più i figli, ormai grandi e fuori di casa, si sente persa. Le vuol bene e ci rimane giustamente male per i tanti rimbrotti che si becca da Meg, le punzecchiature quotidiane e certe verità atroci e dolorissime che la donna sputa fuori nei momenti meno opportuni (tipo quando davanti alla giovane nuova moglie di un conoscente, Meg sconsiglia qualsiasi tipo di affezione perché “non c'è una persona unica ma tanti unici”). È un rapporto doloroso e contraddittorio quello descritto dalla coppia formata da Michell e Kureishi che, al di là di qualche caduta di tono, scavano con delicatezza nel mondo dei sentimenti di questa coppia che sta per scoppiare e tocca con abilità anche personaggi collaterali eppure significativi. Come la figura di Goldblum: gigione, playboy fascinoso. Organizza un party raffinato zeppo di intellettuali e artisti, esibisce con ostentazione la nuova moglie incinta da cui è adorato e venerato epperò non riesce a stare di fronte al figlio di primo letto, che riempie di attenzioni e regali in realtà per starsene più lontano. “Credi di essere libero piantando qualcuno?” lo incalza Nick, dopo il racconto strafottente e superficiale della fuga improvvisa dalla prima moglie. Inserendo nella narrazione parecchi spunti e altrettanta amarezza – per buona parte del film, i due protagonisti cercano di vivere il loro weekend come se fosse il loro ultimo e definitivo anniversario, segnato da una precarietà tragica dei sentimenti che sembrano volare via, senza lasciare traccia – Michell con coraggio cerca di indagare l'origine e le trasformazioni nel tempo di un amore vero, confeziona una bella, significativa scena madre con i due protagonisti faccia a faccia e, pur mantenendo nel finale una dose di indeterminatezza e fatalismo, lascia nella memoria dello spettatore tante ferite e contraddizioni della vita di coppia. Insinuando allo stesso tempo il dubbio che forse, forse sì, quel rapporto così tumultuoso tra Nick e Meg ha dato e sta dando ancora tanti buoni frutti.,Simone Fortunato,