Sembra di sentire il caldo soffocante di queste paludi texane, solo a vedere come sudano gli agenti che perlustrano un luogo dove persino i pellerossa hanno paura ad avvicinarsi. Il posto ideale dove nascondere un cadavere. Ma la ricerca dei due detectives della polizia Heigh (Jeffrey Dean Morgan) e Souder (Sam Worthington) ne fa saltar fuori più di uno. Il problema è capire chi possa essere l’autore di così atroci omicidi di alcune povere ragazze. L’agente Souder viene da New York, ha una famiglia e un animo religioso, sente la responsabilità del compito che gli è stato affidato, tutte le volte che guarda sua moglie e i suoi figli; Heigh sembra un cinico ma è tormentato; la sua ex moglie è lo sceriffo della contea vicina, e ogni gesto di ognuno dei due sembra destinato a essere male interpretato dall’altro. Intanto i due agenti sembrano girare a vuoto, persi anche loro in una palude, mentre una ragazzina (Chloë Moretz) ha tutte le caratteristiche per essere la prossima vittima. Diretto dalla figlia del regista Michael Mann (che del film è produttore), Le paludi della morte punta su un cast di attori dalle giuste facce e di grande presenza scenica, anche se non famosissimi. La regista valorizza giustamente lo spessore psicologico dei personaggi, principalmente dei due uomini, anche se questo sembra la porti a trascurare lo svolgersi della storia, che in più punti risulta poco chiara, come se mancasse sempre qualcosa per capire bene quel che sta succedendo. Così si desidererebbe ci si soffermasse meglio su alcuni aspetti, come la vicenda della ragazzina (splendidamente interpretata da Chloë Moretz, anche co-protagonista di Hugo Cabret), o sul rapporto tra i due ex-coniugi. Un film d’esordio, ma che rivela il timbro familiare nel taglio della vicenda e nella scelta dei ruoli, doloroso e ben interpretato, anche se non sempre coinvolgente come dovrebbe essere.,Beppe Musicco,