Commedia leggera ma intelligente, anche controcorrente. I film a cui guarda il bravo Paolo Genovese, regista de La banda dei Babbi Natale e qui anche sceneggiatore sono da un lato Notte prima degli esami di Brizzi, con il repertorio musicale all'insegna della nostalgia dei bei tempi; dall'altro, i film mocciani adolescenziali Scusa ma ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare. Ma lo spirito di Immaturi è ben diverso e il discorso è di segno opposto. Vari quarantenni si ritrovano anni dopo per uno strano (e simbolico) caso del Destino: dovranno riprendere la maturità. Sarà l'occasione questa non solo per ricominciare a frequentarsi ma anche per affrontare con decisione, da adulti, tutta una serie di problemi. Raoul Bova (purtroppo la cosa peggiore del film, inespressivo proprio come nei film di Moccia), vive con apprensione la gravidanza della compagna. Non vuole questo figlio e la sua incertezza manda in crisi il rapporto. Luca Bizzarri, un po' proprio come il Bova di Scusa ti chiamo amore, è diviso tra l'amore della fidanzata e l'attrazione per una diciannovenne. Ambra Angiolini è in cura perché sesso-dipendente, la Bobulova deve crescere da sola la figlioletta. E infine Ricky Memphis, il migliore del cast, bravissimo, simpaticissimo e stralunato: peccato non vederlo utilizzato spesso al cinema. Lui è l'eterno bamboccione, che vive ancora coi genitori (gli ottimi Maurizio Mattioli e Giovanna Ralli) e che da giovane era un “secchione” più per paura che per amore dello studio. Alla classe di un tempo si aggiungeranno anche Kessisoglu e la Caprioli, percorsi entrambi dalla stessa indecisione e immaturità. Il film è simpatico e leggero, un po' diseguale: il rapporto tra Memphis e la Bobulova è molto più centrato di quello tra Bova e la Ranieri. Soprattutto, è il racconto di un'amicizia che costruisce, di gente che, aiutata da un'amicizia ritrovata, si rimette in gioco come ricordano le ultime belle sequenze, con tanto di stoccata significativa ai fan dell'amore mordi e fuggi, i nuovi disimpegnati epicurei. Questa è la vera maturità ci dice, senza troppi discorsi e riducendo al minimo il sentimentalismo, Paolo Genovese: fare delle scelte, prendersi delle responsabilità, sfidare una realtà che farà anche un po' paura ma che in fondo è positiva. Ed è una sfida in cui si è sempre accompagnati, come ben evidenzia la chiusura della storia tra Memphis e Bobulova, una storia d'amore che parte da una storia certa (la fotografia della Torre Eiffel) e finisce in una casa accogliente e dalle fondamenta sicure. ,Simone Fortunato