Narrazione molto classica quella de Il viaggio di Arlo. Si parte subito con una forzatura, necessaria per il prosieguo della narrazione. Milioni di anni fa, in una Terra popolata da dinosauri, il meteorite che storicamente sarebbe all’origine dell’estinzione dei dinosauri, semplicemente cade altrove. Così milioni di anni dopo, dinosauri e uomini, in uno stadio assai primitivo, condividono lo stesso pianeta. I primi, straordinariamente evoluti, sanno coltivare e vivono del proprio, i secondi – che ancora non camminano eretti – sono ancora in una fase assai acerba dell’evoluzione.

In questo contesto paradossale, si innesta la storia, classicissima e profondamente disneyana, per certi versi simile a quella de Il re leone (mentre il personaggio del “cucciolo” di umano sembra una reminiscenza del Mowgli de Il libro della giungla), di Arlo, cucciolo di apatosauro, piccolo e gracile e pauroso a differenza del fratello e della sorella che brillano rispettivamente per forza e astuzia. Il cucciolo cresce in un bel rapporto con la famiglia e soprattutto con un padre grande che ha a cuore il destino del figlio, che esorta a superare le sue paure al tempo stesso seguendolo da lontano e conoscendone i limiti. Insomma, facendogli compagnia in modo discreto ma efficace fino a una svolta forte che cambierà le vite di tutti.

Prodigioso dal punto di vista tecnico (i primi minuti si fatica a capire di star di fronte a un film d’animazione tanto appaiono veri e realistici scenari e paesaggi), Il viaggio di Arlo non ha né la complessità né la profondità di altri grandi film targati Pixar, pur presentando comunque gli stessi temi: la forza di una famiglia unita, la figura fondamentale del padre, la positività di un mondo tutto da scoprire, l’esperienza significativa dell’amicizia. E anche le spalle comiche (un buffissimo triceratopo e un terzetto di tirannosauri, tra gli altri) sono appena tratteggiate. Ha però il merito di rivolgersi a un pubblico di piccoli spettatori (magari non piccolissimi, che potrebbero spaventarsi) che possono seguire con facilità una storia pulita e senza chiaroscuri e pare un punto di incontro tra l’esperienza del nuovo corso Disney, caratterizzato dalla riscoperta di grandi classici del passato, letterari e non, e la straordinaria innovazione della Pixar, capace ancora una volta di ricreare un mondo credibile e coerente nonostante le premesse bizzarre.

Simone Fortunato