Diretto dalla giovane regista (e “sentierista” della prima ora) Daniela Persico, Et mondana ordinare è un film-saggio, che ricostruisce attraverso i testamenti di tre donne vissute a Bergamo nel XIV secolo, le diverse sensibilità di ciascuna, nel momento del distacco dalle cose del mondo (nelle quali occorre “mettere ordine”, come asserisce il titolo). ,Gli splendidi affreschi medievali della città di Bergamo, le antiche architetture, l’attenta ricognizione dei documenti dell’epoca, creano un mondo sospeso le cui assorte creature entrano in contatto con una contemporaneità solo in apparenza distante: la danza nel lounge-bar che fu chiostro, la scienza dei restauratori, il gioco della pallavolo, appaiono come l’estremo epigono di un processo che dura secoli, le diverse manifestazioni dell’avventura umana dietro la quali è possibile scorgere un vincolo profondo, che supera i secoli e che il film delicatamente lascia trapelare nei sorprendenti accostamenti. L’antica sacralità del quotidiano emerge ancor oggi in gesti minuti e in sguardi cerulei. ,Et mondana ordinare pone lo spettatore in un punto di osservazione elevato e impervio: il sommo della vita di tre donne che riguardando alla propria esistenza, a ciò che hanno visto e amato, tentando di ordinare le cose del mondo. Lo fanno, certo, per consegnarle agli eredi designati (due uomini, una scuola per ragazze, un convento) ma in fondo, anche per donarle a tutti noi, in quell’atto di genuino amore e dono di sé che è il comunicare la propria esperienza .,Il mistero dei secoli antichi che si rinnovano nello sguardo delle ragazze protagoniste, tra cui un’intensa Laura Pizzirani, parla inequivocabilmente di un qualcosa che non muore, che rimane nei testamenti che l’umanità e ogni singolo uomo continuamente redige, rendendo ogni istante un’eternità e un picco altissimo. ,Questo è il fascino del film di Daniela Persico: un film, va detto, per molti versi non facile, in cui alcuni elementi dovuti sia al budget ridottissimo, sia a precise scelte stilistiche (pensiamo alla ricerca di un linguaggio di rappresentazione non convenzionale, all’utilizzo di dispositivi di ripresa “video”, alla durata da mediometraggio), vanno tenuti in debito conto dal pubblico abituato a visioni più mainstream. Se però a vincere sarà la curiosità, se si starà al gioco lasciando che queste immagini così diverse da quelle che siamo abituati a vedere dispieghino la forza del loro significato, se ci sarà, in una parola, quella apertura e quella disponibilità all’ascolto che questo film, magari più di altri, richiede, allora, ne siamo convinti, molti di noi si stupiranno per l’efficacia con cui il cinema, anche quello così povero di mezzi, può avvincere lo spettatore, sostenere una riflessione, stabilire un legame.,di Eliseo Boldrin,Scopri gli orari e le date delle proiezioni a Milano e Roma.