Dato che si tratta di un caso rarissimo, lo diciamo fin da subito: Toy Story 2 è uno dei migliori sequel che si sia mai visto al cinema, e non stiamo parlando solo dei film di animazione. Anzi, probabilmente è ancora più ricco di magia, di avventura e di trovate ingegnose del film che l’ha preceduto (che sicuramente era un gran film), raggiungendo vette di brillantezza narrativa che non possono che lasciare un segno negli occhi e nel cuore di chi guarda.

Nel film, Woody stringe i suoi rapporti con Buzz Lightyear, aiutandolo ad accettare di essere solo un giocattolo e non un vero astronauta. Un processo di “crescita personale” finissimo, che raggiunge l’apice quando Buzz incontra un giocattolo omologo che prova le stesse convinzioni che aveva lui in Toy Story, e che genererà più avanti nella storia un fantastico colpo di scena ispirato nientemeno che alla saga di Guerre Stellari.

Ma anche Woody prova un duro colpo quando scopre di più sulla propria identità: è il protagonista di una serie di giocattoli degli anni 50 chiamata “Woody’s Roundup”, che ha dato origine a vari oggetti personalizzati colle sue fattezze, a anche ad episodi animati in televisione. “Rapito” da un collezionista senza scrupoli e adottato da questa nuova famiglia di giocattoli a lui così strettamente legati, Woody sente il richiamo di questo affetto, unito alla prospettiva di finire in un museo e quindi vivere una sorta di eterna consacrazione.

Dall’altra parte (e con quale finezza e intensità questo viene descritto) c’è la compagnia dei suoi vecchi amici della casa di Andy, che subito si attivano per recuperarlo (con effetti di grande suspense – come la scena del nastro delle valigie nell’aeroporto – ma anche ridicolisssimi, come l’attraversamento stradale), ma soprattutto ritorna il serissimo tema principe di tutti i film della serie: i giocattoli sanno di appartenere ad Andy, il “loro” bambino.

Per la sua gioia danno tutto, lui è il senso del loro esistere. E il loro maggior timore è che un giorno lui si stanchi di loro o, crescendo, li abbandoni. Questo tema (che verrà ulteriormente sviluppato in maniera addirittura commovente in Toy Story 3) è il vero cuore del film, e quello che maggiormente colpisce, seppur a livelli differenti, tutti gli spettatori, dai più piccini ai più grandi, confermando la maggiore peculiarità dei film Pixar: che sanno rivolgersi a tutti, nel linguaggio più consono alla propria età.

Riuscire a tenere un tema così importante e legarlo con una serie di episodi di vera avventura e di esilarante comicità, è un’impresa da veri geni, e Lasseter e compagnia hanno dimostrato indubbiamente di esserlo. Per cui ci sentiamo di dire che Toy Story 2 non è solo da considerarsi una pietra di paragone nell’ambito dello storytelling, ma – a nostro modesto parere – rimane uno dei migliori film che siano mai stati realizzati.

Beppe Musicco