La prima cosa da mettere in chiaro per chi non avesse voglia di leggere fino in fondo: questo non è un film per bambini. Dimenticate il fatto che sia marchiato Disney, che avete visto La carica dei 101 e il suo remake con Glenn Close e quindi sapete già la storia. In America è uscito con la raccomandazione PG-13 (fino ai 13 anni è meglio se accompagnati da genitori) e oggettivamente è una scelta azzeccata.

La storia narrata da Craig Gillespie (regista anche di Tonya) è quella del retroscena di Crudelia DeMon (nell’originale, Cruella DeVil), l’aspirante bracconiera dei dalmata nel film di animazione del 1961, La carica dei 101. La piccola Estella (Tipper Seifert-Cleveland), già coi capelli bianche e neri, cresce con la mamma finché questa non muore, spinta giù da una rupe da tre cani dalmata aizzati da una donna che la bimba non riesce a vedere.

Trovatasi sola a Londra, Estella si aggrega ad altri due ragazzini che vivono in un palazzo abbandonato e che campano con piccoli furti, aiutandoli nei loro travestimenti grazie alla sua abilità con la macchina da cucire. Con un salto temporale accompagnato dalla stessa voce narrante di Estella, il film fa un salto di 25 anni, portandoci negli anni 70. Coi capelli tinti, Estella (ora Emma Stone con la stessa acconciatura che sfoggia nella vita vera), spalleggiata sempre dai suoi amici truffatori Horace (Paul Walter Hauser, non a caso anche lui in Tonya) e Jasper (Joel Fry), ha l’opportunità di lavorare in un grande magazzino, dove nessuno però nota il suo talento. Una mattina, dopo aver creato una vetrina durante una notte in preda all’alcol ed essere stata licenziata per questo, la vetrina viene vista dalla maggiore stilista di Londra, la Baronessa (Emma Thompson), che assolda Estella nel suo staff. Ma un segreto nel passato della aristocratica stilista ispira Estella ad assumere una doppia identità, lascando che il suo alter ego Crudelia si manifesti in una serie di attacchi “stilistico-vandalici” che mettono in crisi l’altezzosità della Baronessa e il suo impero economico.

In questo Crudelia richiama un altro film che esalta un eroe anarchico con la rappresentazione amplificata delle sue imprese: l’ambientazione anni 70 e l’ossessione della Baronessa ricordano molto il Joker di Todd Phillips (ma il trucco bianco del viso e la voce fuori campo non l’avvicinano anche alla Margot Robbie di Birds of Prey?).

La rappresentazione di Crudelia da parte della Stone è sicuramente interessante da vedere, ma le sue psicosi (ben visibili nel rapporto coi suoi amici Horace e Jasper) trasformano radicalmente un personaggio – non dimentichiamolo – che era nato dalla Disney come la perfetta cattiva desiderosa solo di scuoiare animali da compagnia. La trasformazione melodrammatica, aiutata in questo dai costumi sontuosi e da un montaggio sincopato, ne fanno un altro prodotto dal sapore un po’ “di fabbrica”; e vien da chiedersi in quale prossimo film scopriremo che anche la nuova cattiva (la Baronessa) ha avuto un’infanzia difficile e tutto sommato bisogna capirla.

Beppe Musicco