Film d'azione ben confezionato ma inverosimile negli snodi narrativi. È il remake di un discreto film islandese del 2008, Reykjavik-Rotterdam in cui il regista Kormakur figurava come attore e produttore. La storia è presto detta: Mark Wahlberg, nella solita parte rude e fisica, ha alle spalle una carriera di contrabbandiere leggendario. Ma ha cambiato vita, innamorato della bella Kate Beckinsale (male, fuori ruolo) con cui ha avuto due figli. Per risolvere i grossi problemi in cui è incappato il cognato, che deve una montagna di soldi a un boss locale, tornerà a fare quello che sa fare meglio: contrabbandare merce falsa o grossi quantitativi di droga. Oltre alla confezione, anche il cast è di livello: Wahlberg e Beckinsale sono i nomi più celebri ma accanto a loro si possono riconoscere Giovanni Ribisi nei panni di un crudele delinquente, Lukas Haas, già visto in Inception, il giovane Ben Foster e J. K. Simmons nel ruolo del comandante del cargo. I difetti di questo film che si colloca a metà tra il B-movie classico per le tematiche trattate e il film da grosso budget sono molteplici. Il cast non è sempre ispirato, il feeling tra i due protagonisti è poca cosa e la Beckinsale stessa ha un ruolo assai limitato dalla sceneggiatura; Ribisi inanella l'ennesima prova di cattivo sopra le righe. Inoltre, se è apprezzabile il tentativo da parte della regia di creare un film d'atmosfera vagamente noir (ricalcando in questo senso le cose migliori del film di partenza), d'altro canto il film manca negli ingredienti fondamentali: nella suspense, gestita malamente nella seconda parte con un accumulo di situazioni, inseguimenti, nemici, ostacoli e nelle svolte narrative assai poco verosimili. La svolta con protagonista la Beckinsale è decisamente fuori luogo e per nulla credibile ma in generale la sceneggiatura di Aaron Guzikowski, che si basa su quella della coppia islandese Jonasson-Indrioason decide di valorizzare poco i caratteri dei personaggi a favore dell'azione pura, con il risultato però di sorvolare troppo su un personaggio chiave come quello di Sebastian – interpretato senza troppa convinzione da un attore pure capace come Ben Foster – e sul suo rapporto contraddittorio con il protagonista o di lasciare del tutto nell'ombra i rapporti di famiglia di Wahlberg, come il legame con il padre carcerato solo accennato o l'affezione per i figli.,Simone Fortunato