Due ex amanti si incontrano dopo nove anni ad un matrimonio a Tropea: lei è una delle damigelle, lui è il fratello di una delle due spose (e quindi si deve scrivere unione civile, nonostante il doppio abito da sposa, anche se tutti parlano di “matrimonio”). Lui e lei, entrambi con un matrimonio alle spalle, si raccontano subito che sono impegnati in una relazione, seria o disimpegnata, e che la fidanzata del primo e il marito dell’altra non sono potuti venire al ricevimento, con quel pizzico di ambiguità che fa a entrambi venire il sospetto che non esistano. Poi, i primi tentativi di mettere in difficoltà l’altro con parole pungenti e affilate lasciano spazio al desiderio di rinnovare l’antica passione: ci si può concedere cinicamente un’avventura – lontani dai compagni “ufficiali” – senza correre il rischio di riattizzare il fuoco sotto la brace? O è proprio quello che desidererebbero entrambi, ovvero provare un tentativo forse disperato di recuperare il tempo perduto, che pure pare molto lontano? Lei deve partire all’alba verso New York, dove raggiungerà il marito, e quindi vuole andare a dormire presto in una delle tante stanze della splendida villa sul mare. Lui insiste per salire su con lei…

Remake dell’omonimo film americano con Helena Bonham Carter e Aaron Eckart, mai uscito al cinema in Italia, Conversazioni con altre donne è l’opera di esordio di Filippo Conz che offre alla coppia formata da Valentina Lodovini e Francesco Scianna una possibilità per una notevole prova attoriale, di quelle che non si rifiutano. La sceneggiatura, adattata alla cultura italiana e al nostro contesto, prevede 80 minuti di battute serrate, tra ironia, malinconia e passione; una specie di partita di tennis verbale in cui ognuno dei due contendenti cerca di mettere il “rivale” in difficoltà con pallonetti, smorzate, diagonali e schiacciate ma si vede rimandare la pallina quando pensa di aver fatto “punto”. Un’operazione sicuramente intrigante, che  mette in luce il fascino e la bravura dei due interpreti e sicuramente anche la “chimica” che rende credibile l’attrazione tra i due personaggi (forse più dei due pur bravi interpreti anglosassoni).

Ma l’operazione è più intrigante che profonda e le battute sul rapporto amoroso non sono mai davvero significative. Tanto che si riesce a credere con fatica al passato di vero e grande amore tra i due. Conversazioni con altre donne è un’opera di teatro filmato più che vero cinema, nonostante riprese oblique e mosse il più possibile. Un film che si lascia vedere con interesse, anche grazie alla breve durata, ma che non lascia molto alla fine del “duello”.

Antonio Autieri

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