L’attacco di Come d’incanto è degno dei migliori film Disney del passato, come Biancaneve o Cenerentola: Giselle, un’amabile e canterina fanciulla, vive in una casetta nel bosco in attesa del grande amore, in armonia con la natura e con una schiera di deliziosi animaletti pronti ad accorrere a ogni suo desiderio. E l’amore giunge nei panni del Principe Edward, che la salva da un orco, la bacia e le promette di tornare il giorno seguente per sposarla. Ma la malvagia Regina Narissa, matrigna del Principe (una scatenatissima Susan Sarandon), nel timore di perdere il trono, la getta in un abisso, che nei suoi intenti dovrebbe scaraventarla nel paese dell’eterna infelicità. Ossia, la fa uscire da un tombino a Manhattan, trasformata in una ragazza in carne e ossa, con ancora addosso il vestito da sposa. Desolatamente persa nella grande città, Giselle viene fortunosamente presa sotto la protezione di Robert, un avvocato divorzista con una figlia piccola, che è entusiasta di avere una principessa in casa. A seguire Giselle nel nuovo mondo giungono presto anche il Principe Edward, il suo infido servitore Nathaniel (il sempre grande Timothy Spall) e lo scoiattolino Pip, che però in questo nuovo mondo perde la parola.

L’arrivo improvviso di tutti questi personaggi produce una serie di situazioni comiche e visivamente molto gustose, tra le quali ne spiccano sicuramente due: la prima è la scena nella quale Giselle chiama a raccolta gli animali per pulire l’appartamento di Robert. Nella foresta animata sarebbero arrivati pettirossi, topolini e scoiattoli; a Manhattan l’effetto del richiamo è l’invasione dell’appartamento da parte di una schiera di scarafaggi, pantegane e piccioni, tanto volonterosi quanto ributtanti. L’altra scena è quando Giselle si mette a cantare a Central Park, suscitando l’imbarazzo di Robert, ma presto scatenando un codazzo di musicisti di strada, giocolieri, giardinieri e quant’altro, da sembrare un remake di Hair. Da qui in poi il film si getta nell’adattamento di Giselle (ottima la protagonsta Amy Adams) alla vita reale, con tanto di esaltazione per lo shopping e nella lotta con la perfida matrigna (che si trasforma anche in un drago). Alla fine, tutto si sistemerà, anche se con un compromissorio “scambio delle parti” tra il mondo della realtà e quello della fantasia. Diretto da Kevin Lima (già regista del film d’animazione Tarzan e de La carica dei 102), Come d’incanto sembra voler recuperare la freschezza e l’originalità dei tempi d’oro della Disney, cercando di valorizzare i punti di forza della casa (le animazioni, i numeri musicali, la scelta di attori e personaggi). Vedremo se saprà continuare su questa strada.

Beppe Musicco