L’assunto di fondo non è inedito: ne abbiamo visti di film in cui una persona è schiacciata dal senso di colpa per aver distrutto una famiglia, o anche solo uno dei componenti, e viene in contatto con chi cerca di elaborare il lutto (il recente Rabbit Hole) o, esattamente come in questo caso, non rivela la sua vera identità e magari si innamora pure dell’unico superstite (21 grammi, ma anche altri). L’originalità dell’opera di esordio di Mike Cahill sta nel trasferire una storia in fin dei conti già vista in un contesto di fantascienza “adulta”, a bassissimo costo e senza effetti speciali, con annesse riflessioni ponderose. Qui infatti abbiamo Rhoda, brillante studentessa di astrofisica, che causa l’incidente in cui muoiono il figlio e la moglie incinta del musicista John Burroughs. La sua è una grave imprudenza: perde il controllo dell’auto mentre sta guardando Terra 2, un pianeta appena scoperto e identico al nostro di cui parlano tutti i media . Quando, dopo 4 anni di carcere che hanno acuito il suo senso di colpa, tornerà in libertà del pianeta gemello si parla così tanto che gli studiosi ipotizzano avere non solo la stessa struttura ma anche copie perfette delle persone che vivono sulla Terra: che ci sia un’altra Rhoda? Gli eventi si ripetono specularmene? Ma forse, laggiù, quell’incidente non è avvenuto… Un concorso indetto tra i terrestri per andare a dargli un’occhiata sembra fare il caso di Rhonda. Che nel frattempo vorrebbe chiedere scusa a John: lo trova ma non osa raccontargli la verità; e allora si accontenta di prendersene cura, svolgendo pulizie in casa sua. E inevitabilmente se ne innamora, ricambiata…,Anche lo spunto di fantascienza è un po’ forzato: le ipotesi che trasmissioni tv e radiofoniche avanzato su Terra 2 sembrano sempre un po’ strampalate. Ma i pregi del film, che nonostante un ritmo piuttosto lento mantiene una buona tensione soprattutto grazie alla prova della notevole protagonista Brit Marling, pian piano fanno dimenticare le stranezze e ci fanno concentrare sui personaggi, sulle loro sofferenze, su un senso del Mistero dell’esistente che tiene dentro tutto; perfino le contraddizioni dolorose della vita. E anche il finale, prevedibile e un po’ sospeso, può emozionare senza curarsi di sembrare verosimile.,Antonio Autieri